Diritti digitali

I ciechi americani fanno causa al governo: tagliate le scadenze ADA

Il 27 maggio 2026 la National Federation of the Blind, la più grande organizzazione di ciechi degli USA, ha depositato un ricorso davanti al tribunale federale del Maryland contro DOJ e HHS. La causa contesta i due rinvii…

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Illustrazione editoriale a tema: I ciechi americani fanno causa al governo: tagliate le scadenze ADA

Il 27 maggio 2026 la National Federation of the Blind, la più grande organizzazione di ciechi degli Stati Uniti, ha depositato un ricorso davanti al tribunale federale del Maryland contro il Department of Justice e il Department of Health and Human Services. La causa contesta i due rinvii di un anno delle scadenze di accessibilità web previsti dall’ADA Title II e dalla Sezione 504 del Rehabilitation Act. Una vicenda americana, ma che parla anche all’Italia: il quadro normativo italiano, nel frattempo, è già operativo.

Cosa contesta il ricorso

NFB chiede al giudice di annullare due regolamenti, definiti dal governo americano “Interim Final Rule”. Il primo è del Department of Justice, datato 20 aprile 2026: rinvia di un anno la scadenza dell’ADA Title II, la norma che obbliga i siti web e le app dei governi statali e locali a essere accessibili secondo lo standard internazionale WCAG 2.1 livello AA. Le amministrazioni con popolazione superiore a 50 mila abitanti, che dovevano essere conformi entro il 24 aprile 2026, hanno tempo fino al 26 aprile 2027. Quelle più piccole hanno una scadenza spostata al 2028.

Il secondo regolamento è del Department of Health and Human Services, datato 11 maggio 2026: rinvia di un anno le scadenze della Sezione 504 del Rehabilitation Act del 1973 per i beneficiari di finanziamenti federali in ambito sanitario. Sono coinvolti ospedali, community health center, programmi Medicaid e Medicare, cliniche universitarie. La scadenza degli enti con più di 15 dipendenti slitta dall’11 maggio 2026 all’11 maggio 2027, quella dei piccoli al 2028.

Le ragioni dichiarate dei rinvii, secondo i due regolamenti, sono “vincoli di risorse, limiti di personale, lentezza nelle soluzioni tecnologiche inclusi i limiti dell’AI generativa per la remediation, e rischio contenzioso” sul fronte DOJ; “oneri significativi” segnalati da ospedali e centri sanitari sul fronte HHS.

Gli argomenti legali della NFB

L’azione legale, assistita dalla organizzazione legale non profit Democracy Forward e dallo studio Brown Goldstein & Levy, sostiene che i due rinvii violano l’Administrative Procedure Act. Avrebbero trasformato regole finali già emanate nel 2024 in regole transitorie, senza seguire il procedimento di notice and comment normalmente richiesto. NFB chiede al tribunale di dichiararli nulli e di ripristinare le scadenze originarie del 2026.

Mark Riccobono, presidente nazionale di NFB, ha dichiarato nel comunicato di lancio: “Per oltre cinquant’anni, le nostre leggi, in particolare la Sezione 504 del Rehabilitation Act del 1973 e l’Americans with Disabilities Act, hanno promesso ai cittadini americani ciechi e con altre disabilità pari accesso a tutti gli ambiti della vita, inclusi gli spazi e i servizi digitali. Eppure oggi questa promessa resta non mantenuta, e ora il nostro governo aggrava l’oltraggio chiedendoci di aspettare ancora di più. Non aspetteremo. Lotteremo perché la promessa delle leggi americane, e dei suoi documenti fondativi, diventi finalmente realtà per gli americani ciechi e disabili”.

Cosa cambia per un cieco americano

Sul piano concreto, il rinvio sposta di dodici mesi l’obbligo per moltissimi servizi pubblici di rendere siti e app accessibili a chi usa uno screen reader come JAWS, NVDA o VoiceOver. Restano fuori dalla fruizione, per un altro anno, una lunga lista di servizi sanitari pubblici, portali dei programmi Medicaid, siti delle scuole statali, sportelli digitali dei comuni di piccole e medie dimensioni. NFB calcola che il ritardo lasci tagliati fuori dai servizi essenziali centinaia di migliaia di americani non vedenti e ipovedenti.

Per un singolo utente, è la differenza fra poter prenotare in autonomia una visita medica sul sito di un ospedale pubblico, o dover chiedere aiuto a un familiare o a un volontario. Sono operazioni che chi vede fa in cinque minuti e che, sui siti non conformi, richiedono passaggi alternativi, telefonate, code allo sportello. È la disuguaglianza che le leggi del 1973 e del 1990 erano nate per colmare.

Il confronto con l’Italia

Lo sguardo italiano, su questa vicenda statunitense, riguarda il confronto fra quadri normativi. L’Italia ha recepito l’European Accessibility Act con il decreto legislativo 27 maggio 2022 numero 82, in vigore dal 28 giugno 2025 per gli obblighi sostanziali su banche, e-commerce, trasporti, e-book, audiovisivi. La Determinazione AGID 84 del 16 maggio 2026, di cui Tecnoaccess ha scritto sabato scorso, è il regolamento operativo che definisce accertamento delle violazioni, gradualità sanzionatoria e organi competenti, inclusa la Legge Stanca per la pubblica amministrazione.

Sul piano della tempistica, l’Italia è dunque oggi in una posizione che gli Stati Uniti hanno appena posticipato di un anno. Sul piano dell’applicazione, però, le similitudini sono molte: in Italia, ad oggi, non risultano procedimenti sanzionatori pubblici aperti. Il regolamento operativo c’è ma la prova sul campo deve ancora venire. Le due vicende mostrano lo stesso punto: la norma è solo il primo passo, la partita la chiudono i controlli e l’attuazione.

Una nota sul contesto politico

I due rinvii americani arrivano sotto l’amministrazione Trump-Vance. NFB nel proprio comunicato attribuisce la responsabilità alla nuova guida del DOJ con l’Acting Attorney General Todd Blanche e al Segretario HHS Robert F. Kennedy Jr.. Il tema dell’accessibilità digitale resta storicamente bipartisan negli Stati Uniti: l’ADA fu firmato da George H.W. Bush nel 1990, la Sezione 504 entrò in vigore con Richard Nixon nel 1973. Il dibattito sull’attuazione, invece, è sempre stato segnato da pressioni delle lobby di settore, in particolare di alcune associazioni di amministrazioni locali e di operatori sanitari, che chiedevano più tempo. Tecnoaccess non prende posizione politica, riporta i fatti del ricorso e seguirà gli sviluppi in tribunale.