La Vitrifrigo Arena di Pesaro tra 8 e 10 maggio ha ospitato le semifinali della UEFA Futsal Champions League con un servizio di audiodescrizione per spettatori con disabilità visiva. La tecnologia italiana Connect Me Too racconta in tempo reale movimenti dei giocatori, espressioni dei volti, colori delle maglie e atmosfera della tifoseria.
L’audiodescrizione sportiva esce dalla nicchia
Cartagena contro Sporting CP, Palma Futsal contro Etoile Lavalloise: due semifinali di alto livello tecnico, con palleggi velocissimi e cambi di campo continui. Per chi non vede, una partita di futsal raccontata dal solo telecronista lascia fuori la maggior parte di ciò che succede dentro un’arena: la disposizione tattica, gli sguardi tra compagni di squadra, la rabbia dopo un fallo, la coreografia degli ultras.
A Pesaro l’audiodescrizione live ha colmato il vuoto. La UEFA è il massimo organismo continentale del calcio europeo e averla scelta come evento di lancio per il pubblico non vedente cambia la scala del fenomeno. Il presidente federale Castiglia ha ricordato il valore del servizio, che a parole della stessa organizzazione “facilita la partecipazione di persone con disabilità visive alle gare di futsal”.
Come funziona Connect Me Too
L’app è gestita da Tony D’Angelo per CMT Translations e si attiva con un codice fornito dalla FIGC. Lo spettatore non vedente o ipovedente accede tramite smartphone con connessione 4G o 5G, in modo che la traccia audio resti sincronizzata con l’azione di gioco senza ritardi percepibili.
La voce descrive in modo iperdescrittivo, una modalità narrativa più densa di quella di un radiocronista classico. Riporta dove si trova la palla, la postura dei giocatori, l’espressione facciale dopo un’occasione mancata, il colore delle maglie per chi conserva una memoria cromatica residua, il rumore della folla quando si alza un coro.
Per il pubblico in arena la cuffia è un ricevitore radio nascosto. Per chi segue da casa via streaming, l’audio si attiva come traccia alternativa.
Dove era già stata sperimentata
Connect Me Too è una tecnologia made in Italy che ha trovato spazio prima nel calcio mainstream e poi in altri sport e nello spettacolo dal vivo. Tony D’Angelo e il suo team hanno portato il servizio in Serie A, Serie B, partite di basket, partite di rugby e nella stagione teatrale del Teatro Stabile di Genova.
L’ingresso nelle finali di una competizione UEFA pesa di più. Le competizioni di Coppa attirano sponsor internazionali, broadcaster globali, organi di stampa straniera. Quando un servizio nato in Italia entra in quel circuito, ha buone possibilità di essere replicato in Spagna, Francia, Germania, dove le finali in trasferta vengono ospitate negli anni successivi.
Cosa serve perché diventi standard
Il limite attuale dell’audiodescrizione sportiva in Italia è strutturale. Ogni stadio o palazzetto deve essere coperto da un team di descrittori dedicati che lavorano accanto al telecronista ma in cabina separata. Il costo per partita è non banale e gli sponsor non si attivano spontaneamente.
L’European Accessibility Act, in vigore dal 28 giugno 2025, obbliga ad accessibilità i prodotti e servizi digitali destinati al consumatore. Le piattaforme di streaming sportivo rientrano nel perimetro. Le emittenti che trasmettono partite UEFA in Italia avranno bisogno di una traccia audio descrittiva, al pari di Netflix o Prime Video per il cinema.
Pesaro è il primo banco di prova reale di un servizio strutturato. Se la prossima finale Champions o un’amichevole della Nazionale italiana arrivasse a includere audiodescrizione di default in cuffia e in app, il modello Connect Me Too diventerebbe un pezzo dell’infrastruttura sportiva nazionale. Per ora resta un evento singolo, ma con due nomi sopra: UEFA e una città italiana piccola. La prossima domanda è quanto ci metteranno Serie A TIM, DAZN e RAI Sport a chiedere lo stesso servizio per i big match.