Diritti digitali

European Accessibility Act un anno dopo, in Italia zero sanzioni ma il quadro normativo è completo

Il 28 giugno 2026 lo European Accessibility Act ha compiuto un anno dall'entrata in vigore. In Italia AGID ha pubblicato le Linee Guida a marzo, aperto la piattaforma di segnalazione, e a maggio è arrivato il regolamento sanzionatorio…

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Illustrazione editoriale a tema: European Accessibility Act un anno dopo, in Italia zero sanzioni ma il quadro normativo è completo

Il 28 giugno 2026 lo European Accessibility Act ha compiuto un anno dall’entrata in vigore. La direttiva 2019/882 dell’Unione Europea, recepita in Italia col decreto legislativo 82 del 2022, obbliga banche, e-commerce, trasporti, audiovisivi e altri servizi al consumo a essere accessibili. Per chi non vede in Italia il primo anniversario porta più strumenti normativi che sanzioni reali: il regolamento sanzionatorio AGID è arrivato a maggio, le segnalazioni dei cittadini sono aperte da marzo, ma le multe vere restano da vedere. Il 2026 viene presentato dall’autorità come “l’anno dei controlli”.

Cosa è cambiato in dodici mesi

Nei dodici mesi successivi al 28 giugno 2025, in cui le disposizioni sostanziali dell’EAA sono diventate operative, l’Italia ha messo a punto progressivamente l’infrastruttura per far funzionare la legge. La prima tappa è stata la pubblicazione delle Linee Guida AGID del 4 marzo 2026, con la determinazione 38, che hanno tradotto in pratica gli obblighi di accessibilità per i fornitori di servizi privati. L’11 marzo è andata online la piattaforma di segnalazione di AGID, segnalazioni.agid.gov.it, su cui qualunque cittadino con SPID o CIE può aprire una pratica contro un sito o un’app che non rispetta le norme di accessibilità.

Il passo più recente è la determinazione AGID 84 del 16 maggio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 maggio, di cui Tecnoaccess ha scritto il 30 maggio. È il regolamento sanzionatorio: definisce come l’autorità accerta le violazioni, prevede una scalettatura graduale di richiamo, diffida e sanzione, e fissa il quadro economico. Per le PMI le sanzioni vanno da 2.500 a 40.000 euro per violazione, per le grandi aziende con fatturato sopra i 500 milioni di euro si arriva fino al 5 per cento del fatturato. Sulla carta, l’Italia ha oggi un quadro normativo completo per applicare l’EAA in modo effettivo.

Zero sanzioni in un anno

Il bilancio applicativo dice altro. Nei dodici mesi dell’EAA in Italia non risulta una sola sanzione comminata in via definitiva. Il dato non è di per sé strano, perché il regolamento operativo è arrivato solo a metà maggio, e le procedure di accertamento richiedono mesi fra ispezione, richiesta di chiarimenti, diffida e decisione. Resta il fatto che dopo un anno di legge in vigore nessuna azienda italiana è stata sanzionata in via formale per un sito o un’app non accessibile, e questo va detto chiaramente.

Il direttore generale di AGID, agli Accessibility Days di Roma del 21 e 22 maggio scorsi, ha dichiarato che “il 2026 è l’anno dei controlli”. La traduzione operativa di quella frase si dovrebbe vedere nei prossimi mesi, con le prime ispezioni di vigilanza pubbliche e le prime contestazioni formali. Per chi non vede ed è abituato da anni a barriere digitali quotidiane, il messaggio è quello di tenere d’occhio: la determinazione 84/2026 prevede che dalla fase istruttoria alla decisione finale passino circa novanta giorni. Una sanzione comminata in autunno, quindi, sarebbe coerente con l’impegno dichiarato.

La fotografia del WebAIM Million

Il report WebAIM Million 2026 misura la distanza fra la cornice normativa e la realtà operativa, e Tecnoaccess ne ha scritto a maggio. La scansione automatica del milione di homepage più visitate al mondo ha rilevato che il 95,9 per cento dei siti ha errori WCAG individuabili. Il contrasto insufficiente del testo è presente sull’83,9 per cento delle pagine, l’assenza di testo alternativo sulle immagini sul 53,1 per cento, le etichette mancanti sui campi dei moduli sul 51 per cento. Sono le tre barriere principali per chi usa uno screen reader o ha residuo visivo. Per la prima volta in sei anni, dopo lievi miglioramenti annuali, la fotografia del web accessibile è andata indietro.

Il precedente francese di Carrefour

Mentre l’Italia non ha ancora comminato sanzioni, in Francia il 4 giugno 2026 un tribunale parigino ha condannato Carrefour, una delle più grandi catene della grande distribuzione europea, per non conformità del proprio sito di e-commerce all’EAA. La sentenza ha riconosciuto Carrefour responsabile nonostante il sito raggiungesse, secondo le perizie, il 71 per cento di conformità WCAG. È un precedente importante per due ragioni. La prima è che fissa un livello minimo di conformità più alto rispetto a quanto molte aziende presupponevano. La seconda è che dimostra come l’EAA si possa azionare anche in via giudiziale, non solo attraverso le autorità di vigilanza nazionali. Per il pubblico italiano è un riferimento utile da tenere a mente per i prossimi anni.

Cosa fare se trovi un sito inaccessibile

La parte pratica, per chi non vede e usa la rete tutti i giorni, è la piattaforma di segnalazione di AGID. L’indirizzo è segnalazioni.agid.gov.it, l’accesso richiede SPID o CIE, e la procedura prende circa venti minuti. Si descrive la barriera incontrata, si caricano eventuali screenshot o registrazioni dello screen reader, si invia. AGID protocolla la segnalazione e apre l’istruttoria. Nelle prossime settimane Tecnoaccess proverà a fare un test pratico sulla piattaforma, raccontando passo passo come si compila una segnalazione e quali tempi di risposta arrivano. Per ora, va detto, lo strumento esiste, è funzionante, ed è il modo più diretto per trasformare una barriera quotidiana in un atto amministrativo che lascia traccia.