Diritti digitali

EAA, un anno dopo: la Francia multa, l’Italia resta ferma

L'European Accessibility Act è in vigore dal 28 giugno 2025. A undici mesi dall'entrata in vigore le prime sanzioni arrivano in Francia contro Auchan, Carrefour, Leclerc e Picard. L'Italia non ha ancora aperto procedimenti strutturati.

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Illustrazione editoriale a tema: EAA, un anno dopo: la Francia multa, l’Italia resta ferma

L’European Accessibility Act è in vigore dal 28 giugno 2025. A undici mesi dall’entrata in vigore le prime sanzioni arrivano in Francia contro Auchan, Carrefour, Leclerc e Picard. L’Italia non ha ancora aperto procedimenti strutturati.

Cosa è successo in Francia

A novembre 2025 la Direction Générale de la Concurrence, de la Consommation et de la Répression des Fraudes (DGCCRF), l’authority francese che si occupa di concorrenza e tutela dei consumatori, ha aperto procedimenti formali contro quattro grandi retailer: Auchan, Carrefour, E.Leclerc, Picard. Il motivo: i siti e-commerce delle quattro insegne non rispettano i requisiti di accessibilità dell’EAA, in particolare nella struttura HTML, nella navigazione da tastiera, nei moduli di pagamento, nella leggibilità per chi usa screen reader.

La Francia è stato il primo Stato membro UE a procedere con un’azione di enforcement strutturata. La DGCCRF ha un mandato chiaro per fare audit periodici sulle grandi piattaforme di e-commerce. Le sanzioni previste per il mercato francese arrivano fino a 100.000 euro per violazione singola, raddoppiabili per le imprese con fatturato sopra una soglia.

Le quattro insegne hanno aperto un dialogo con DGCCRF e dichiarano di aver avviato programmi di adeguamento. La decisione finale sulle sanzioni economiche dipende da come e quando i siti raggiungeranno la conformità. Nel frattempo l’authority pubblica reportistica sui controlli.

Il quadro sanzionatorio nel resto dell’Europa

Ogni Stato membro UE deve recepire l’EAA con un proprio quadro di sanzioni “efficaci, proporzionate e dissuasive”. Le scelte hanno prodotto un panorama frammentato. La Spagna sanziona fino a 1 milione di euro con possibilità di sospensione del servizio per due anni. L’Ungheria arriva a 1,26 milioni di euro o al 5 per cento del fatturato. L’Olanda fino a 900.000 euro o al 10 per cento del fatturato. La Svezia attorno ai 900.000 euro. La Germania si ferma a 100.000 euro per violazione.

Il caso più severo è l’Irlanda, l’unico Paese UE che ha previsto sanzioni penali. Per rifiuti deliberati e ripetuti di adeguarsi dopo l’azione formale dell’authority, i responsabili aziendali rischiano fino a 18 mesi di reclusione. Una formula che riflette una scelta politica precisa: l’accessibilità come diritto primario dei cittadini.

Le authority UE hanno costituito un gruppo di lavoro per coordinare gli audit transfrontalieri. Una grande piattaforma e-commerce con sede in un Paese ma vendite in tutti i 27 Stati può essere sanzionata in ognuno dei mercati in cui opera.

Perché l’Italia non sanziona ancora

L’Italia ha recepito l’EAA con il Decreto Legislativo 27 maggio 2022 n. 82. Le sanzioni previste vanno da 2.500 a 40.000 euro per le non conformità. L’authority designata è AGCOM per i servizi di comunicazione elettronica e l’AGID per i servizi della pubblica amministrazione. Per il commercio elettronico privato il quadro istituzionale è meno definito.

A undici mesi dall’entrata in vigore non ci sono procedimenti formali aperti contro grandi piattaforme italiane. Gli operatori del settore (AccessiWay, intesa.it, AccessiBe Italia) lamentano l’assenza di un’authority unica che faccia audit periodici come fa la DGCCRF in Francia. Senza enforcement strutturato, la conformità resta a discrezione del singolo gestore del sito.

Il 28 giugno 2026 si compie un anno esatto dall’EAA in vigore. Numerosi commentatori del settore prevedono un’accelerazione dell’enforcement italiano nei prossimi mesi, dopo le scadenze formali e le pressioni delle associazioni dei consumatori.

Cosa serve sapere per chi gestisce un sito

L’EAA si applica a operatori economici con più di dieci dipendenti e fatturato superiore a 2 milioni di euro che offrono prodotti o servizi digitali ai consumatori finali. Sono fuori dal perimetro le microimprese e i siti che non offrono transazioni commerciali.

Un sito conforme rispetta WCAG 2.1 livello AA, contiene una dichiarazione di accessibilità, prevede meccanismi di feedback per gli utenti con disabilità, garantisce la fruibilità tramite screen reader, tastiera, voice control. Strumenti gratuiti di auto-valutazione esistono (Lighthouse di Google, WAVE, axe DevTools). Audit professionali costano in genere fra 3.000 e 15.000 euro per un sito medio.

Il messaggio per le aziende italiane che ancora rinviano è semplice. L’Italia ha sanzionato meno perché l’enforcement è strutturato meno. La legge italiana resta pienamente applicabile. La Francia ha mostrato la traiettoria. L’esempio diventa contagioso, in particolare quando le associazioni dei consumatori italiane decidono di partire con ricorsi collettivi.