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Baseball per ciechi, il primo scudetto sardo è dei Thurpos Cagliari

Sabato 18 luglio a Bergamo i Thurpos Cagliari hanno battuto la Leonessa Brescia 8 a 6 e hanno portato per la prima volta in Sardegna lo scudetto del baseball per ciechi.

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Illustrazione editoriale a tema: Baseball per ciechi, il primo scudetto sardo è dei Thurpos Cagliari

Sabato 18 luglio, a Bergamo, i Thurpos Cagliari hanno vinto la finale dello scudetto di baseball per ciechi battendo la Leonessa Brescia per 8 a 6. È il primo titolo italiano che una squadra sarda porta a casa in questa disciplina. Le parole del presidente Giuseppe Tocco lo mettono in fila con la storia dello sport dell’isola: nessuna squadra di baseball e softball della federazione italiana aveva mai portato uno scudetto in Sardegna.

Il baseball per ciechi è uno sport che si gioca con l’udito e con la percezione dello spazio. Chi non vede batte, corre e difende in autonomia, appoggiandosi ai suoni e a compagni vedenti che fanno da riferimento. La finale di Bergamo ha messo in campo tutto questo davanti a un titolo mai vinto prima da una formazione sarda.

Come si gioca senza vedere

La pallina contiene campanelli metallici che suonano quando rimbalza, così il giocatore la segue a orecchio. In battuta il non vedente tiene la mazza in una mano e la pallina nell’altra, poi colpisce da solo. Per correre tra le basi segue i suoni prodotti dai vedenti con le palette e da una base elettronica che emette un segnale. In difesa individua la pallina grazie ai campanelli, la ferma col corpo e la passa a un compagno vedente posizionato di lato. Il risultato è una partita in cui il cieco agisce in prima persona, senza essere guidato passo passo.

Una squadra nata dal basso

I Thurpos sono cresciuti attorno a un gruppo di soci fondatori che oggi si ritrova a festeggiare un titolo nazionale. Con il presidente Giuseppe Tocco ci sono in campo giocatori come Andrea Spiga, tra i fondatori del club, e il capitano Giuseppe Scano, per tutti Gigio. Tra chi ha costruito il progetto c’è anche Daniela Romano. La stessa Cagliari esprime una seconda realtà, la Blind Karalis, che gareggia nello stesso campionato: segno che sull’isola questo sport ha messo radici.

La finale è arrivata al termine di un campionato che mette a confronto squadre di più regioni. Portare il titolo a Cagliari sposta gli equilibri di un movimento che finora aveva i suoi centri altrove, e dà alla Sardegna un motivo in più per far crescere le due formazioni dell’isola. Un risultato così pesa anche sul reclutamento: una vittoria nazionale attira nuovi giocatori, convince le famiglie che il campo è un posto dove un ragazzo cieco può stare, apre le porte a sponsor e amministrazioni locali.

Correre da soli, in sicurezza

Andrea Spiga ha raccontato cosa significhi correre da solo in totale sicurezza: un’emozione enorme, ha detto. È il punto che tiene insieme lo sport e il tema dell’autonomia. Muoversi in uno spazio aperto, sapere dove si trova la base, gestire la corsa senza una mano che accompagna, sono gli stessi gesti che un cieco allena nella vita di tutti i giorni. Il campo diventa una palestra di orientamento, dove l’errore costa un punto e non un incidente, e per questo si può spingere fino in fondo.

Uno sport italiano

Il baseball per ciechi è praticato in Italia sotto l’egida della FIBS, la federazione di baseball e softball, con un campionato che mette di fronte squadre di diverse regioni. La vittoria dei Thurpos allarga la mappa dei territori che competono ai massimi livelli e porta un titolo dove finora non era mai arrivato. Per chi guarda da fuori è una notizia sportiva; per la comunità delle persone cieche è la prova, ripetuta ogni domenica di campionato, che l’agonismo pieno non è riservato a chi vede.