Diritti digitali

Audiodescrizione in Italia 2026, dove c’è e dove manca

Mappa completa dell'audiodescrizione in Italia nel 2026: cosa fanno RAI e RaiPlay, dove sono indietro Mediaset Infinity, NOW e Sky, lo stato di Netflix, Prime Video, Disney Plus, Apple TV Plus. Il cinema, MovieReading e Cinema senza Barriere.…

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Illustrazione editoriale a tema: Audiodescrizione in Italia 2026, dove c’è e dove manca

L’audiodescrizione è quella voce che, sopra la colonna sonora di un film, racconta a chi non vede ciò che accade sullo schermo. Un’attrice che entra in scena, un gesto, un’espressione, un dettaglio che senza commento andrebbe perso. In Italia nel 2026 questo strumento esiste, funziona, ed è regolato da norme europee e italiane sempre più stringenti. La distanza fra come dovrebbe essere e come è oggi, però, resta larga. Tecnoaccess prova a mettere ordine: piattaforma per piattaforma, cinema, eventi, normativa, e le persone che le audiodescrizioni le scrivono ogni giorno.

La cornice normativa

Tre testi reggono l’accessibilità dei contenuti audiovisivi in Italia. Il decreto legislativo 208 del 2021, noto come Testo unico dei servizi di media audiovisivi, recepisce la direttiva europea AVMS del 2018. L’articolo 31 obbliga i fornitori di servizi media audiovisivi a presentare piani d’azione triennali sull’accessibilità, con monitoraggio annuale. L’autorità competente è AGCOM, che con la delibera 291 del 2025 (dicembre 2025) ha definito le misure per i primi piani d’azione di emittenti e piattaforme.

Il secondo testo è il decreto legislativo 82 del 2022, recepimento italiano dello European Accessibility Act. È in vigore dal 28 giugno 2025 e comprende i servizi di accesso a contenuti audiovisivi, smart TV e piattaforme streaming. Per i servizi già sul mercato è previsto un transitorio fino al 28 giugno 2030. Per chi viola le norme le sanzioni vanno da 5 mila a 40 mila euro, con la possibilità di arrivare al 5 per cento del fatturato nei casi gravi.

Il terzo testo è la legge 220 del 2016, la legge cinema, che subordina i tax credit e gli incentivi pubblici al rispetto delle esigenze delle persone con disabilità sensoriali. La legge di bilancio per il 2025 ha rafforzato questo principio inserendo audiodescrizione e sottotitoli fra i criteri di eleggibilità culturale per il credito d’imposta. È un passaggio che, sulla carta, dovrebbe portare l’accessibilità dentro a una quota più ampia di film italiani.

A fianco delle norme nazionali, sullo sfondo, ci sono le linee guida WCAG 2.2 del W3C. Il criterio 1.2.5 di livello AA richiede audiodescrizione per ogni contenuto video pre-registrato sincronizzato. Un trascritto testuale non basta a soddisfare quel criterio. Lo standard è il riferimento per chi progetta servizi di streaming pensati anche per chi non vede.

RAI, il servizio pubblico in trasformazione

Il contratto nazionale di servizio fra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la RAI per il quinquennio 2023-2028, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 maggio 2024, è il documento che fissa gli obblighi RAI in materia di accessibilità. Sulle reti generaliste Rai 1, Rai 2 e Rai 3, l’audiodescrizione è garantita per almeno tre quarti di film, fiction e prodotti audiovisivi trasmessi in prima serata. La sottotitolazione copre l’85 per cento dell’orario di programmazione fra le 6 e le 24, al netto di pubblicità e messaggi di servizio.

Per i canali tematici, RAI è impegnata a una progressione percentuale che dovrebbe coprire sottotitoli e audiodescrizioni: il 20 per cento entro il 2025, il 30 per cento entro il 2026, il 40 per cento entro il 2027, il 50 per cento entro il 2028, il 60 per cento entro il 2029. È un piano serio ma graduale. RAI dichiara di garantire ogni anno un volume rilevante di sottotitoli e audiodescrizione, ma i numeri pubblici sono frammentari e una rendicontazione unica e aggiornata non è facile da reperire.

Sul digitale terrestre, l’audiodescrizione viaggia come traccia audio secondaria, in genere mono a bassa bitrate, accanto alla traccia principale italiana. Si attiva premendo il tasto AUDIO o OPTIONS del telecomando e scorrendo le tracce disponibili. Il segnale è marcato con un descrittore DVB che dichiara al ricevitore la natura “AD” della traccia. Sui televisori più recenti il menu di selezione può variare: su Samsung serve premere “123” e navigare in opzioni traccia audio, su LG il pulsante è spesso quello con i tre punti. Una pagina dedicata di Televideo elenca, in genere, i programmi RAI della giornata che includono l’audiodescrizione.

Per il pubblico che cerca informazioni dirette, il riferimento è Rai Easy Web, raggiungibile via email a regia-easyweb@rai.it o telefonando al numero 06 3317 9336 (recapiti rilevati a maggio 2026, conviene verificarli sulla pagina ufficiale RAI prima dell’uso). Non è un numero verde gratuito, è un’utenza geografica di Roma.

RaiPlay, l’on-demand pubblico

Sul portale RaiPlay l’audiodescrizione è disponibile su film, fiction, soap, teatro e programmi per ragazzi e bambini, sia in catalogo on-demand sia, sui contenuti più recenti, in diretta. C’è una sezione dedicata all’accessibilità nel catalogo. L’attivazione passa dal menu audio del player, scegliendo la traccia con descrizione.

Per chi usa lo screen reader, l’esperienza dipende dal dispositivo. RaiPlay su iPhone e iPad gira generalmente bene con VoiceOver, su Android con TalkBack ci sono segnalazioni di intoppi soprattutto su Android TV. Il browser web è un compromesso, dipende dalla versione e dal lettore. Su queste sfumature, di prove indipendenti pubblicate nel 2026 ce ne sono poche; chi vuole un’esperienza affidabile fa bene a provare il proprio dispositivo prima di affidarcisi.

Mediaset e Infinity, dove l’audiodescrizione non c’è

Mediaset, sul versante TV come su quello streaming, è oggi indietro. Sui canali del digitale terrestre Canale 5, Italia 1, Rete 4, La 5, Iris, Canale 20, non esiste un palinsesto strutturato di audiodescrizione documentato pubblicamente. Sulla sottotitolazione, va ricordato che il servizio Mediavideo via Televideo è stato chiuso nel gennaio 2022 e i sottotitoli Mediaset oggi passano per altri canali, non più dal teletext. Non risulta un canale audio AD attivabile dal telecomando sui canali Mediaset.

Su Mediaset Infinity, la piattaforma streaming gratuita e a pagamento del gruppo, le ricognizioni indipendenti più recenti, condotte nel corso del 2025 e all’inizio del 2026, stimano la copertura di audiodescrizione vicina allo zero. La pagina ufficiale “Qualità audio e video” non menziona l’AD, il player non offre un selettore traccia audiodescritta, l’app è priva di una dichiarazione di conformità WCAG. La compatibilità con VoiceOver e TalkBack non è dichiarata.

Il quadro EAA dà a Mediaset tempo fino al 28 giugno 2030 per mettersi in regola sui servizi pre-esistenti, ma cinque anni sono lunghi e l’utente non vedente che oggi paga un abbonamento Infinity ha pochi strumenti per ottenere AD. La via è la segnalazione formale ad AGCOM e l’attivazione delle associazioni di categoria.

Sky e NOW, fra Guida Vocale e assenze

Sky Italia ha investito sull’accessibilità ma in una direzione diversa dall’audiodescrizione. Sky Glass e Sky Stream, i decoder di nuova generazione, includono una funzione chiamata Guida Vocale che legge ad alta voce i menu, i titoli del catalogo, le impostazioni. È utile per orientarsi nell’interfaccia, ma non è audiodescrizione: la Guida Vocale legge l’interfaccia, l’audiodescrizione racconta cosa accade dentro al film. Sono due cose diverse, va detto chiaro.

Su Sky Q, il decoder satellitare, il telecomando ha un menu opzioni accessibile dal tasto giallo o dal punto interrogativo, da cui si gestiscono audio e sottotitoli. Sky pubblicizza la possibilità di scegliere audio alternativi per eventi sportivi, come la “telecronaca tifoso”, ma audio alternativo non significa audiodescrizione. La pagina di assistenza ufficiale Sky Q non cita una traccia AD per i film e le serie di Sky Cinema, Sky Atlantic o Sky Uno, e non esiste un elenco pubblico di titoli audiodescritti.

NOW, la piattaforma streaming di Sky, dichiara conformità WCAG 2.1 livello AA e compatibilità generica con tecnologie assistive, con un contatto dedicato a accessibilita@sky.it. L’audiodescrizione, però, non è menzionata. Le ricognizioni indipendenti più recenti stimano la copertura AD effettiva del catalogo NOW intorno allo zero. Sul lato sport, Sky non offre audiodescrizione strutturata per Serie A, Champions League o Formula 1.

Netflix, il catalogo più grande con tracce italiane

Netflix dichiara ufficialmente di offrire audiodescrizione in oltre trenta lingue, fra cui l’italiano. La traccia AD italiana compare nel menu audio del player con la dicitura “Italiano – Audiodescrizione”. Per attivarla servono due passaggi: scegliere la traccia nel player, e su iPhone e iPad anche abilitare le Audiodescrizioni nelle Impostazioni di iOS, sezione Accessibilità.

Esiste anche un indirizzo dedicato che apre la categoria con i contenuti che includono audio description, netflix.com/browse/audio-description. Non è linkata dalla home né dai menu principali, va digitata. Non c’è un filtro che permetta di vedere solo i titoli con AD italiana: l’utente deve aprire la scheda del singolo titolo e controllare la lingua disponibile.

I numeri precisi sulla copertura del catalogo italiano Netflix non vengono pubblicati dall’azienda. Le stime di terzi parlano di una porzione attorno al 40-50 per cento del catalogo italiano, ma sono valutazioni esterne non auditate. La regola pratica che torna utile, soprattutto sugli originals, è che le serie più recenti hanno spesso AD italiana, mentre le serie più datate o quelle in licenza ne sono prive con maggiore frequenza.

Prime Video, traccia esistente ma copertura limitata

Amazon Prime Video supporta l’audiodescrizione italiana e la indica nel player con la dicitura “[Descrizione audio]” nel nome della traccia audio. La compatibilità con VoiceOver e TalkBack è dichiarata sull’app mobile. Gli eventi in diretta restano fuori, l’audiodescrizione si applica solo ai contenuti on-demand.

Anche per Prime Video Amazon non pubblica numeri ufficiali sulla copertura del catalogo italiano. Le stime indipendenti più diffuse parlano di una porzione sotto il 20 per cento, sensibilmente inferiore a Netflix. Manca un filtro o una categoria che permettano di vedere solo i titoli con AD italiana, e questo costringe l’utente a un lavoro di scouting titolo per titolo. La funzione X-Ray, che mostra cast, colonna sonora e curiosità durante la riproduzione, è cosa diversa dall’audiodescrizione e non la sostituisce.

Disney Plus, originals coperti, catalogo legacy disomogeneo

Disney Plus segnala la disponibilità dell’audiodescrizione con un’icona “AD” nella pagina del singolo titolo, vicino alla classificazione. Nel player la traccia audiodescritta italiana compare come “Italiano [Audio Description]”. È la piattaforma che ha messo l’AD più in evidenza nell’interfaccia, scelta che aiuta chi non vede a sapere prima del play se vale la pena entrare.

Sugli originals Disney, Marvel, Star Wars e Pixar recenti la copertura italiana è ampia. Su Star, la sezione del catalogo Disney Plus che include produzioni italiane come Boris 4, Gli orsi non esistono o I leoni di Sicilia, l’AD italiana è presente sui titoli nuovi. Il punto debole è il catalogo licenziato più datato, in particolare materiale Hulu, FX, ABC, dove l’AD italiana spesso manca anche quando esiste in inglese. Anche per Disney Plus, una lista ufficiale aggiornata dei titoli con audiodescrizione italiana non è pubblica: la verifica resta titolo per titolo.

Apple TV Plus, il riferimento di qualità

Apple TV Plus è, secondo le ricognizioni indipendenti disponibili, la piattaforma che nel 2026 offre la copertura più sistematica di audiodescrizione italiana. La ragione è strutturale. Apple TV Plus contiene solo produzioni originali e sceglie di accompagnare ognuna con audiodescrizione in italiano sin dal lancio. La realizzazione delle tracce italiane è affidata principalmente allo studio italiano Forword.

Fra i titoli con audiodescrizione italiana confermata: Scissione, Slow Horses, Ted Lasso, The Morning Show, For All Mankind, See. L’attivazione passa dal menu audio del player, con la voce “Italiano [descrizione audio]”. La compatibilità con VoiceOver sull’app Apple TV è storicamente solida. Il limite di Apple TV Plus resta il catalogo: solo originals, niente film e serie in licenza, quindi un bacino numericamente piccolo rispetto a Netflix o Prime Video. Per chi non vede, però, la qualità e la presenza dell’AD italiana fanno spesso preferire Apple TV Plus alle alternative numericamente più ricche.

DAZN, Paramount Plus e le altre

DAZN, la piattaforma su cui passa la Serie A italiana, non offre audiodescrizione sullo streaming delle partite. L’iniziativa più estesa sul calcio italiano si chiama “Connect Me Too”: nata dal Milan a San Siro nel 2023, è oggi adottata da oltre quindici club di Serie A e Serie B (Inter, Juventus, Genoa, Lecce, Hellas Verona, Reggiana fra gli altri) ed è riconosciuta come buona pratica dalla FIGC e dalla Lega Serie A. Si fruisce tramite un’app dedicata e cuffia personale, per chi è allo stadio o lo guarda con un accompagnatore. Sul broadcast DAZN, però, nessuna traccia AD.

Paramount Plus Italia permette di selezionare audio AD su alcuni titoli internazionali ma una mappatura italiana ufficiale non è pubblica. Discovery Plus ed Eurosport, oggi nella stessa famiglia di Warner Bros Discovery, non offrono audiodescrizione italiana documentata. TIMVision ha una copertura limitata, perlopiù su contenuti per bambini realizzati in collaborazione con UICI. Le piattaforme minori più diffuse in Italia, da Tubi a Pluto TV, da Chili a Crunchyroll, non offrono audiodescrizione italiana documentata.

Cinema, MovieReading e le sale accessibili

Al cinema, la tecnologia di riferimento in Italia è MovieReading, l’app sviluppata da Universal Multimedia Access. Funziona così. L’utente scarica sul proprio telefono l’audiodescrizione (o i sottotitoli) del film prima di entrare in sala. In proiezione l’app riconosce la colonna sonora e sincronizza la traccia, che viene ascoltata in cuffia personale. Non serve connessione internet durante la proiezione. MovieReading è disponibile gratuitamente per iOS e Android, alcuni contenuti sono a pagamento per il singolo titolo. Esiste anche una versione che funziona su occhiali Epson Moverio. Fra i partner distributivi figurano Warner, Medusa, 01 Distribution, Eagle Pictures, Lucky Red, Bolero. Le due principali catene multisala italiane, UCI Cinemas e The Space, sono in convenzione con MovieReading.

Il dato che fotografa lo stato dell’arte arriva dall’osservatorio Audecon, ripreso dalla stampa italiana nell’estate 2025: oltre tre quarti dei film italiani usciti in sala nel 2024 non era accessibile al momento dell’uscita. Significa che il diritto a vedere un film italiano in lingua originale, lo stesso giorno della prima, per chi non vede vale meno di un caso su quattro.

Su Milano, l’iniziativa di riferimento si chiama Cinema senza Barriere ed è attiva dal 2005 al cinema Anteo Palazzo del Cinema, in piazza XXV Aprile 8, sala Rubino. Le cuffie per l’audiodescrizione si ritirano all’ingresso, il biglietto ridotto è di 4,50 euro per la persona con disabilità e per l’accompagnatore. È il progetto più longevo del paese e nasce dall’iniziativa di AIACE Milano. Sui festival, la mappa è frammentaria. Nel 2025 la Mostra del Cinema di Venezia ha avuto un solo titolo accessibile, “Nino. 18 Giorni” di Toni D’Angelo, e dall’UICI di Roma è arrivata una critica sulla limitatezza dell’offerta. La Festa del Cinema di Roma 2025 ha offerto sette titoli accessibili nel programma ufficiale, più un titolo nella sezione “Alice nella città”, con audiodescrizioni curate da Artis-Project. Il Torino Film Festival 2025 ha proposto tre film con audiodescrizione, in collaborazione con la Fondazione Carlo Molo e il progetto “+Cultura Accessibile”, con accesso tramite l’app Earcatch.

Milano Cortina 2026, il caso speciale

Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, da febbraio a marzo 2026, hanno avuto un servizio di audiodescrizione dedicato che è un punto di riferimento internazionale. Il servizio è stato coordinato dall’UICI di Milano, con la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano nel ruolo operativo. La copertura comprendeva tutte le competizioni paralimpiche, la gran parte delle competizioni olimpiche e le cerimonie. Le lingue erano italiano, inglese e tedesco. La distribuzione passava da un’app dedicata via 4G o 5G, riservata alle persone con disabilità visiva con certificazione INPS. Referente operativo del servizio è Francesco Cusati, vicepresidente di UICI Milano. La RAI ha curato la trasmissione televisiva tradizionale degli eventi; il servizio di audiodescrizione su app, da non confondere, non passava dal flusso RAI ma era un canale dedicato gestito dalle realtà UICI di Milano.

Chi fa le audiodescrizioni italiane

Dietro le tracce italiane c’è un settore professionale piccolo ma strutturato. Il polo dominante è il Gruppo Servizi Audiovisivi con sede a Viterbo, che riunisce quattro brand: CulturAbile Onlus, ARTIS Project, il portale Audiodescrizione.it e MovieReading stesso. Il network dichiara oltre 2.500 film audiodescritti e 500 eventi live in respeaking, con RAI e Netflix fra i clienti. È un’auto-dichiarazione, non un dato auditato.

Su Apple TV Plus, come detto, lo studio Forword cura le audiodescrizioni italiane. Sul teatro e sulla danza, il Centro Diego Fabbri di Forlì gestisce dal 2010 il progetto “Teatro No Limits”. Sui festival cinematografici, Sub-Ti Access di Federico Spoletti è uno degli operatori di riferimento. Blindsight Project, attivo a Roma dal 2006, opera sul versante advocacy oltre che produzione. La formazione passa dalla SSLMIT di Forlì, parte dell’Università di Bologna, dalla Cineteca di Bologna, da Roma Tre, Tor Vergata e SSLMIT Trieste. Sul versante advocacy, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sia con la sede nazionale sia con le sezioni territoriali, è la voce di riferimento che presiede al rapporto fra utenti, produttori e piattaforme.

L’AI e l’audiodescrizione

Sul fronte dell’intelligenza artificiale applicata all’audiodescrizione, l’Italia nel 2026 non ha progetti consolidati. A livello internazionale il riferimento è la BBC, che usa AI per parti del processo di sottotitolazione e audiodescrizione mantenendo però una policy di revisione umana obbligatoria. Modelli come GPT-4 Vision, Gemini e Claude sono usati informalmente da professionisti come strumenti di supporto in fase di bozza o ricerca, ma non costituiscono la pipeline di produzione di una traccia AD certificata. La sintesi vocale resta sperimentale: per ora le audiodescrizioni di qualità sono fatte da voci umane registrate, non da text-to-speech.

L’AI può accelerare il processo, abbassare i costi, rendere accessibili contenuti che oggi non lo sono per ragioni economiche. Il rischio è che, se l’unica spinta è il risparmio, la qualità della traccia AD si abbassi al punto di rendere il servizio frustrante. Le linee guida BBC sono il riferimento da seguire per chi voglia introdurre AI senza tradire chi non vede.

Cosa manca ancora

Il quadro complessivo mostra un’Italia a due velocità. La RAI fa il suo ruolo di servizio pubblico, Apple TV Plus stabilisce uno standard di qualità, Netflix offre il catalogo più grande con tracce italiane, Disney Plus ha buona segnaletica. Sul fronte opposto, Mediaset Infinity e NOW restano sostanzialmente senza AD, Sky offre Guida Vocale per i menu ma non audiodescrizione del contenuto, DAZN salta il principale prodotto sportivo italiano, il cinema italiano nelle sale resta inaccessibile per tre quarti delle uscite.

L’EAA pone un orizzonte di legge: il 28 giugno 2030 per i servizi pre-esistenti. Cinque anni sono il tempo che le piattaforme oggi indietro hanno per allinearsi. AGCOM, con la delibera 291 del 2025, ha aperto la procedura dei piani d’azione triennali. Sulla carta, la traiettoria c’è. Quello che manca, in attesa che la legge faccia il suo corso, è la trasparenza: nessuna piattaforma pubblica numeri ufficiali sulla propria copertura AD italiana, nessun osservatorio indipendente fa audit pubblici, nessuna app fornisce un filtro semplice per vedere solo i titoli accessibili. Sono tre lacune che, se colmate, cambierebbero subito l’esperienza quotidiana di chi non vede e vuole solo scegliere un film il sabato sera.

Per chi non vede e si muove fra queste piattaforme, qualche regola pratica torna utile. Apple TV Plus, RAI e RaiPlay sono i punti di ingresso a basso rischio, dove la presenza dell’AD italiana è di norma garantita. Su Netflix e Disney Plus serve verificare il singolo titolo, ma la copertura è abbastanza ampia da non rendere la ricerca frustrante. Su Prime Video la copertura è meno ampia, ma esiste. Su Mediaset Infinity, NOW e Sky, oggi, l’audiodescrizione non è uno strumento su cui contare. Al cinema, MovieReading va scaricata e tenuta in tasca: per quel poco che c’è di accessibile, è l’unico modo per usarlo.