A Cosenza il percorso tattile per non vedenti c’è da nove anni, ma in diversi tratti non guida più nessuno. Lo racconta un reportage di Danilo Perri pubblicato il 12 agosto sulla Gazzetta del Sud, che ha percorso il tracciato lungo le vie del Crati e ha trovato pannelli danneggiati, spostati, in alcuni punti spariti sotto l’incuria. Il risultato, scrive il quotidiano, è che chi non vede si ritrova a fare vere gimcane su un’infrastruttura costruita apposta per permettergli di camminare da solo.
Cinque chilometri inaugurati nel 2017
Il percorso di Cosenza usa il sistema Loges-Vet-Evolution, la pavimentazione tattile sviluppata insieme all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e all’associazione dei disabili visivi. Inaugurato nel 2017, si estende per oltre cinque chilometri e attraversa il salotto buono della città, dall’isola pedonale fino alla riva del fiume, passando accanto al Castello Svevo. All’epoca era stato presentato come uno dei tracciati urbani più lunghi del Sud.
Come funziona il sistema, e perché il degrado lo rompe
Il Loges-Vet-Evolution è fatto di superfici in rilievo che si leggono con la punta del bastone e con la pianta del piede. Ci sono canali dritti che indicano la direzione di marcia, rilievi a bolli che segnalano un pericolo o un punto di attenzione, codici che avvisano di un incrocio o di un cambio di percorso. Il sistema funziona a una condizione: che i moduli siano al loro posto, integri e nell’ordine giusto. Un pannello divelto o rimontato storto non è solo un pezzo mancante, manda un’informazione sbagliata, e su una guida che si legge alla cieca l’informazione sbagliata è peggio dell’assenza di guida.
È questo il nodo che il reportage mette in fila: la manutenzione. Un percorso tattile non si inaugura e basta, va tenuto, controllato, riparato quando l’asfalto cede o i lavori stradali lo interrompono. A Cosenza, secondo la Gazzetta, quel controllo è mancato e i chilometri celebrati nel 2017 oggi funzionano a tratti.
Il diritto che si consuma nel tempo
La vicenda cosentina tocca un punto che le tante inaugurazioni di mappe tattili e semafori parlanti tendono a lasciare in ombra. L’accessibilità urbana dura solo finché qualcuno la mantiene: una pavimentazione tattile posata e poi lasciata a se stessa torna col tempo inservibile. Le città italiane hanno posato molti chilometri di pavimentazione tattile negli ultimi dieci anni, spesso con fondi europei e con l’accompagnamento delle sezioni territoriali dell’UICI. Cosa succede a quei tracciati dopo il taglio del nastro è una domanda che si pone di rado.
L’articolo non riporta dichiarazioni dirette dell’amministrazione o della sezione UICI di Cosenza, e mette il degrado del percorso in contrasto con gli impegni europei su accessibilità e inclusione a cui l’Italia ha aderito. Il quadro che descrive è quello di una città che aveva scelto di essere leggibile a chi non vede e che, senza manutenzione, sta tornando indietro.
Cosa servirebbe
Le linee guida sui percorsi tattili prevedono verifiche periodiche e il ripristino dei tratti danneggiati, con il coinvolgimento delle associazioni dei non vedenti nei collaudi. Sono passaggi noti, scritti nei documenti tecnici che accompagnano il Loges-Vet-Evolution. Applicarli a un tracciato già esistente costa meno che rifarlo, e riporta il percorso alla funzione per cui era stato costruito.
Il reportage è uscito sulla cronaca di Cosenza della Gazzetta del Sud il 12 agosto, a firma di Danilo Perri.
Chiedi a Sonar su questo articolo
Sonar è l’assistente di TecnoAccess: risponde usando solo gli articoli della testata e ti dice sempre di quando è la cosa che racconta.
Iscriviti e ricevi il libro in regalo

Iscrivendoti alla newsletter ricevi subito «AI e disabilità visiva 2026», il nostro libro di 67 pagine sugli strumenti che funzionano davvero, in EPUB e in PDF accessibile.
Poi, ogni venerdì mattina, le notizie della settimana e un consiglio pratico su VoiceOver, NVDA o TalkBack che pubblichiamo solo lì. È gratis e ci si disiscrive con un clic.