I robotaxi Waymo descrivono il viaggio ad alta voce, dicono il nome delle strade, avvisano quando l’auto è in attesa che l’incrocio si liberi. Una scuola per ciechi del Texas li ha provati per anni e ha aiutato a costruirne le funzioni di accessibilità. Per chi non può guidare, l’auto a guida autonoma è una porta verso la mobilità senza dipendere da nessuno. In Italia però non esiste.
La storia raccontata da una scuola del Texas
Il 20 maggio 2026 il sito Community Impact ha pubblicato un articolo sulla Texas School for the Blind and Visually Impaired, una storica scuola per studenti ciechi e ipovedenti di Austin, e sul suo rapporto con Waymo. La scuola collabora con l’azienda di robotaxi dal 2022, prima che il servizio aprisse al pubblico ad Austin nel 2025. Studenti e personale hanno provato i veicoli in anticipo e hanno fornito a Waymo qualcosa di difficile da ottenere altrove: il punto di vista di chi non vede su come dovrebbe comportarsi un’auto senza conducente.
La notizia di questa settimana è il racconto, non un lancio. Le funzioni di accessibilità di Waymo esistono già da tempo. L’articolo le riporta al centro attraverso una testimonianza diretta, e per il pubblico italiano è l’occasione per capire a che punto è arrivata la mobilità autonoma per chi non guida.
Cosa fa l’auto per chi non vede
Un robotaxi Waymo è un’auto elettrica senza conducente che il cliente chiama da un’app, come un normale servizio di trasporto con autista. Per chi non vede, il viaggio è scandito da alcune funzioni pensate apposta. La descrizione audio del tragitto si imposta su tre livelli di dettaglio: completa, standard o ridotta. Nella versione completa l’auto annuncia le strade, le svolte, le situazioni, con frasi come “in attesa che l’incrocio si liberi” che spiegano perché il veicolo si è fermato.
Trovare l’auto quando arriva è uno dei momenti difficili per una persona cieca. Waymo lo gestisce con due strumenti: una guida passo passo a piedi fino al veicolo, con segnali sonori e vibrazioni, e la possibilità di far suonare una melodia o il clacson all’auto per localizzarla a orecchio. L’app Waymo dichiara di funzionare con i lettori di schermo dei telefoni. Va detto però che ad Austin la corsa si prenota attraverso l’app di Uber, e la scuola del Texas segnala che alcune funzioni dell’app Uber sono meno accessibili di quelle dell’app Waymo. C’è un’assistenza umana raggiungibile in qualsiasi momento, e il sedile si può regolare per fare spazio a un cane guida.
Marcus Cardwell, ex studente e oggi dipendente della scuola, non vedente, usa Waymo quattro o cinque volte a settimana per andare al lavoro e muoversi in città. La sua sintesi, riportata dall’articolo, è che l’indipendenza significa non dover coinvolgere un’altra persona ogni volta che si deve uscire di casa.
Un lavoro costruito con la comunità
La scuola del Texas non è l’unico interlocutore di Waymo sul fronte disabilità. Nel 2022 l’azienda ha creato il Waymo Accessibility Network, un gruppo di tredici organizzazioni fra cui la National Federation of the Blind e l’American Council of the Blind, due fra le maggiori associazioni statunitensi di persone cieche. Le funzioni descritte sopra nascono da quel confronto. È un modello di lavoro che torna spesso quando l’accessibilità funziona: la comunità coinvolta fin dalla fase di progettazione.
Resta un limite onesto da segnalare. Il braille e i supporti tattili non fanno parte dell’esperienza Waymo, tutto passa da audio e app. E un’auto a guida autonoma resta una tecnologia giovane, con margini di imprevisto: Waymo stessa il 21 maggio ha sospeso il servizio in quattro città per maltempo e allagamenti.
Perché in Italia non se ne parla
Waymo opera oggi in undici città statunitensi, da Phoenix a San Francisco ad Austin, con oltre cinquecentomila corse a pagamento alla settimana. Fuori dagli Stati Uniti il servizio commerciale non esiste ancora. Ci sono test di raccolta dati a Tokyo e a Londra, e Londra potrebbe vedere il primo robotaxi europeo verso fine 2026, soggetto al via libera delle autorità britanniche. Nessuna città dell’Europa continentale è stata annunciata. In Italia, Waymo non opera e non ha piani.
Il quadro dei concorrenti dice quanto il settore sia ancora instabile. Cruise, controllata da General Motors, ha chiuso il servizio robotaxi alla fine del 2024 dopo un incidente. Zoox, di Amazon, sta crescendo ma ha dovuto richiamare centinaia di veicoli per un difetto software. Tesla è in ritardo sul suo progetto di robotaxi. Waymo resta il leader, e resta americano.
Per una persona cieca italiana, la guida autonoma accessibile resta una prospettiva futura. Ha senso però guardarla da vicino fin da ora. Quando e se questi servizi arriveranno in Europa, le funzioni di accessibilità esistono già e sono state collaudate da utenti reali per anni. La domanda per l’Italia sarà di regole, di trasporto pubblico e di chi deciderà di investirci.