Quando chi sviluppa un sito deve decidere se provarlo con JAWS o con NVDA, o se dedicare tempo al braille prima che alla sintesi vocale, si appoggia a dei numeri. Da oltre quindici anni quei numeri arrivano in buona parte da un unico posto: il sondaggio di WebAIM sugli utenti di screen reader. L’undicesima edizione è aperta da inizio luglio e resta online fino al 31 agosto 2026. Per chi non vede è una delle poche occasioni in cui le proprie abitudini di lettura finiscono dritte sul tavolo di chi progetta software e siti.
Chi cura il sondaggio
WebAIM, sigla di Web Accessibility In Mind, è un centro dell’Institute for Disability Research, Policy & Practice della Utah State University, uno dei riferimenti mondiali per l’accessibilità del web. Il questionario è curato da Jared Smith e ha ricevuto l’approvazione dell’Institutional Review Board dell’ateneo, con il protocollo numero 16218. Arrivato all’undicesima edizione, il sondaggio esce ogni due anni circa e le sue tabelle sono diventate materiale di lavoro per aziende, sviluppatori e produttori di ausili. I risultati aggregati di questa tornata saranno pubblicati a settembre 2026.
Ventotto domande, cinque minuti
Il modulo si compone di ventotto domande brevi e richiede circa cinque-dieci minuti. Chiede quale screen reader si usa come principale e quali in seconda battuta, con quale browser, se e quanto si adopera un display braille, come ci si muove dentro una pagina, quali barriere danno più fastidio. Non serve registrarsi e non viene raccolto alcun dato che identifichi la persona: al momento dell’invio il sistema annota soltanto la versione del browser e il sistema operativo. Le risposte viaggiano su un server cifrato e finiscono in un database protetto. Possono partecipare anche gli utenti italiani, ed è proprio la partecipazione da fuori dagli Stati Uniti che negli anni ha reso la fotografia meno sbilanciata sul mondo anglosassone.
L’ultima fotografia disponibile
La decima edizione, raccolta tra dicembre 2023 e gennaio 2024 su 1.539 persone, aveva restituito un quadro utile per capire dove sta andando il settore. Sul computer JAWS restava lo screen reader principale più citato, al 40,5 per cento, con NVDA subito dietro al 37,7 per cento e in crescita: due programmi ormai testa a testa, uno commerciale e uno gratuito. Sul telefono il divario era netto, con VoiceOver di Apple usato dal 70,6 per cento di chi legge lo schermo da mobile. La navigazione per intestazioni si confermava il modo più diffuso per esplorare una pagina, indicata dal 71,6 per cento degli intervistati.
Un dato pesava più degli altri: solo il 34,6 per cento riteneva che l’accessibilità del web fosse migliorata nell’ultimo anno, in calo rispetto al 39,3 per cento del 2021. E la barriera segnalata come più fastidiosa restava il CAPTCHA, i test del tipo “dimostra di non essere un robot” che chiedono di leggere lettere distorte o riconoscere immagini, e che continuano a tagliare fuori chi non vede. Sono questi numeri a dire a un’azienda se il problema che ha creato è un fastidio marginale o un muro per centinaia di migliaia di persone.
Perché conviene rispondere
Questi dati non restano su una pagina qualsiasi. Chi sviluppa siti li usa per decidere quali coppie di screen reader e browser testare per prime, quanto investire sul braille, se preoccuparsi ancora di una vecchia versione di un programma poco diffusa. Un produttore di ausili ci legge se conviene puntare su un display braille o su una soluzione tutta vocale. Quando la platea che risponde è soprattutto americana e utente JAWS, le priorità si spostano da quella parte. Ogni utente italiano che usa NVDA, o che legge quasi solo dall’iPhone, o che si porta dietro un display braille, sposta di un poco quella bilancia e racconta un uso reale che altrimenti resta invisibile.
Il sondaggio è raggiungibile dal sito di WebAIM, nella sezione dedicata alla Screen Reader User Survey, e resta aperto fino al 31 agosto. Vale anche per chi usa lo screen reader solo ogni tanto o è alle prime armi: proprio le voci dei principianti, di solito poco rappresentate, servono a chi costruisce strumenti pensati per durare. Dieci minuti adesso pesano su come sarà il software che un cieco userà nei prossimi due anni.