Lunedì 11 maggio 2026 entra in vigore la prima delle scadenze previste dalla nuova Section 504 negli Stati Uniti, la legge federale che impone l’accessibilità ai siti web e alle app delle strutture sanitarie che ricevono fondi federali. La regola, pubblicata dall’HHS (il Department of Health and Human Services) lo scorso anno, prevede una sola data per i grandi operatori, definiti come quelli con almeno quindici dipendenti, e una scadenza posticipata di un anno (maggio 2027) per le entità più piccole.
Lo standard di riferimento è WCAG 2.1 livello AA, lo stesso adottato dall’Unione Europea per l’European Accessibility Act in vigore dal 28 giugno 2025. La sovrapposizione fra le due normative non è casuale: WCAG è un punto di riferimento comune che ormai accomuna le giurisdizioni occidentali nel dettare le regole di accesso digitale.
Un audit allarmante
In un articolo del 5 maggio 2026, Disability Scoop riporta i dati di un audit indipendente su 300 siti di provider sanitari americani soggetti alla Section 504. Il risultato è severo: l’84,3 per cento dei siti analizzati presenta lacune misurabili di accessibilità. Si tratta di errori rilevabili da test automatici (alt text mancanti, contrasto insufficiente, navigazione non operabile da tastiera, errori di etichette dei form, struttura semantica errata), prima ancora dei test manuali con utenti reali.
Tradotto: la maggior parte dei siti che lunedì dovrà essere conforme, non lo è. La conformità WCAG 2.1 AA è una soglia minima, non massima, e già a quella soglia minima quasi nove portali su dieci non arrivano.
Cosa rischiano gli operatori americani
L’HHS ha competenza sanzionatoria diretta. Una struttura sanitaria che riceve fondi federali (Medicare, Medicaid, ricerca scientifica federale, finanziamenti pubblici regionali e statali per programmi sanitari) e che non si adegua può vedersi sospendere o ridurre i finanziamenti. In casi più gravi può scattare una causa del Department of Justice. Il rischio reputazionale è altrettanto serio: una non conformità documentata diventa pubblica e si ripercuote sulla scelta dei pazienti.
L’eco italiana
In Italia il quadro normativo è simile, ma applicato con meno rigore. La Legge Stanca (legge 4/2004) e l’AGID con le sue linee guida prescrivono WCAG 2.1 AA per i siti delle pubbliche amministrazioni, sanità inclusa. L’European Accessibility Act dal 28 giugno 2025 ha esteso l’obbligo a tutti i servizi privati di rilevanza pubblica, compresi sanità privata, banche, telecomunicazioni, e-commerce sopra una certa soglia.
Il problema italiano è il monitoraggio. AGID ha competenza ispettiva, ma le risorse per fare audit a tappeto sui migliaia di siti coinvolti sono limitate. Il risultato è che molte realtà private italiane sono formalmente non conformi e non sanno nemmeno di esserlo. Il caso americano dell’84,3 per cento di siti non conformi non è probabilmente molto distante dal dato italiano se qualcuno avesse risorse e voglia di fare un audit indipendente sul nostro Paese.
Per chi gestisce un sito o un’app, il messaggio è semplice: lo standard esiste, gli strumenti per verificare la conformità anche (Lighthouse, Axe, Wave per i test automatici, AppleVis e i forum di utenti VoiceOver per i test reali). Aspettare una multa o una causa per intervenire è la strategia più costosa.