A Lecce le persone cieche e ipovedenti potranno individuare il bus in arrivo, dialogare con i semafori per attraversare in sicurezza e segnalare la propria presenza all’autista. Il protocollo è stato firmato il 7 maggio a Palazzo Carafa fra Lions Club Lecce Messapia, UICI sezione di Lecce, Comune di Lecce e SGM, l’azienda di trasporto pubblico locale. La tecnologia che lo permette si chiama LETIsmart, è prodotta in Friuli, e l’installazione progressiva sui mezzi e sull’arredo urbano partirà nei prossimi dodici mesi.
La copertura è stata documentata da Leccenews24 ma non è arrivata sui media nazionali. Vale la pena guardarla da vicino: è una delle prime città italiane medie che adotta il sistema in modo organico, dopo le sperimentazioni di Trieste, Vicenza, Pordenone, Bologna e Roma sul Cotral.
Cos’è LETIsmart, in breve
LETIsmart è un piccolo radiocomando, grande quanto una calamita, che la persona cieca tiene in tasca o aggancia al manico del bastone bianco. A poche decine di metri il radiocomando dialoga con piccoli ricevitori installati a bordo dei mezzi, sui semafori, sui pannelli informativi delle fermate e sui «punti di interesse» degli edifici pubblici (uffici comunali, ospedali, musei).
Quando il radiocomando si avvicina a una fermata equipaggiata, l’utente sente la voce del pannello che annuncia la linea e il tempo di attesa. Quando un bus si ferma, il radiocomando segnala alla persona cieca quale linea sta arrivando, e contemporaneamente avvisa l’autista che a bordo sta salendo un viaggiatore con disabilità visiva. Il semaforo diventa parlante: scatta il messaggio «verde» con la direzione di attraversamento. Sui POI urbani, il radiocomando legge a voce il nome dell’edificio e l’orario di apertura.
Tre cose vanno notate. Il radiocomando non richiede smartphone né connessione dati. Le batterie durano dichiaratamente sei mesi. La voce è italiana e si può cambiare velocità di lettura, utile per chi è abituato a sintesi vocali rapide.
Cosa cambia per chi a Lecce non vede
Oggi prendere un bus a Lecce per chi non vede vuol dire chiedere a un passante quale linea sta arrivando, sperare che il passante non sbagli, e fare lo stesso per scendere. La fermata SGM media è priva di pannello sonoro e i navigatori GPS pedonali tipo Moovit servono solo se l’app è correttamente etichettata, cosa che Moovit ha sistemato negli ultimi due anni ma che non risolve la parte fisica: sapere se il bus è davvero quello giusto al momento del salire.
Con LETIsmart la sequenza diventa: arrivo alla fermata, sento il pannello che annuncia la linea, premo il pulsante del radiocomando che segnala all’autista che ho bisogno di prendere quel bus, salgo. L’autista, avvisato dal sistema, non parte fino a che non sono dentro. Per i semafori, il sistema riduce significativamente il rischio di attraversamenti pericolosi che oggi nelle città italiane medie restano fuori da qualunque copertura.
Marino Attini, consigliere nazionale UICI, ha definito l’accordo «un atto di civiltà che parte da Lecce e che chiediamo venga replicato». La frase si legge anche fra le righe: la tecnologia esiste dal 2014. A frenare la diffusione sono i Comuni e le aziende di trasporto, che la adottano una alla volta, dove un’associazione locale è abbastanza forte da spingere e un assessore abbastanza convinto da firmare.
Perché un sistema italiano non si è ancora diffuso
LETIsmart è prodotto da Scen, azienda di Trieste fondata nel 2010 da Marino Attini. Il sistema è in commercio dal 2014 e ha ricevuto riconoscimenti nazionali. Eppure dopo undici anni la mappa italiana resta a chiazze: Trieste, Vicenza, Pordenone, alcune linee Cotral nel Lazio, Bologna parzialmente, Roma su singole tratte, Mestre. Tante città grandi (Milano, Torino, Napoli, Firenze, Bari, Palermo) non hanno copertura organica.
I motivi sono due. Primo, la spesa è tutta sul Comune e sull’azienda dei trasporti: un radiocomando costa a chi lo usa fra i 100 e i 300 euro, ma l’infrastruttura beacon a bordo dei mezzi e sui semafori è un investimento pubblico che dipende dai capitoli di spesa per l’accessibilità. La Legge Stanca 4/2004 non copre l’arredo urbano, e l’European Accessibility Act in vigore dal 28 giugno 2025 si concentra su servizi digitali, non su trasporti urbani fisici.
Secondo, il sistema è stato per anni una scelta italiana di nicchia mentre il dibattito europeo correva su soluzioni diverse: app smartphone con NaviLens (codici visivi), tag NFC, beacon iBeacon di Apple. La frammentazione tecnologica ha spaccato il mercato. LETIsmart resta la soluzione che meglio risolve il problema reale di chi non vede e non ha sempre lo smartphone in mano, ma per arrivare alla scala servirebbero linee guida nazionali. Non ci sono.
Lecce come modello, se altri lo replicano
Quello che rende interessante l’accordo leccese è la combinazione di firmatari. Lions Club Messapia mette i fondi privati per i radiocomandi destinati alle persone cieche del territorio. UICI Lecce coordina l’identificazione degli utenti finali e fa formazione. Il Comune autorizza l’installazione su semafori e POI. SGM equipaggia i bus. Quattro firme, una linea di responsabilità chiara.
Il modello è replicabile: serve un’associazione locale UICI attiva, un partner privato (Lions, Rotary, fondazione bancaria) per il bootstrap dei radiocomandi, un’amministrazione comunale che metta i semafori, un’azienda di trasporto disposta a equipaggiare i mezzi. Chi legge questo articolo da Bari, Cosenza, Catania, Palermo, può portare il template in delegazione al proprio Comune. Lecce non è più una giustificazione del «non si può fare»: è una mappa di come si fa.
L’implementazione è prevista su dodici mesi. Tecnoaccess seguirà come va e cosa cambia davvero per chi vive a Lecce e non vede. Se sei a Lecce e usi LETIsmart appena diventerà operativo, scrivici a redazione@tecnoaccess.it: vogliamo capire dal vivo se il sistema risolve o se ha buchi quotidiani che dalle conferenze stampa non si vedono.