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Occhiali Meta, la batteria magnetica di PrismXR si cambia al volo senza toglierli

PrismXR presenta la Carina C2: moduli magnetici che si sostituiscono in pochi secondi per tenere accesi tutto il giorno i Ray-Ban Meta usati come ausilio.

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Occhiali Meta, la batteria magnetica di PrismXR si cambia al volo senza toglierli

Chi usa gli occhiali Ray-Ban Meta come ausilio quotidiano conosce bene il loro difetto: la batteria. Tenere accesa la fotocamera per farsi descrivere l’ambiente, leggere un’etichetta o chiamare un volontario di Be My Eyes consuma in fretta, e a metà giornata gli occhiali si spengono. Un accessorio presentato il 20 luglio prova a risolvere il problema con un’idea vecchia come le pile: la batteria di scorta. Si chiama Carina C2, la produce la società PrismXR e la ripresa dalla comunità dei non vedenti è arrivata attraverso la newsletter di settore Top Tech Tidbits.

Come funziona

La Carina C2 è un sistema di piccole batterie magnetiche che si agganciano direttamente alle stanghette degli occhiali. Quando un modulo si scarica lo si stacca e se ne mette uno carico al suo posto, in pochi secondi, senza togliere gli occhiali dal viso. È il principio dello scambio a caldo, quello che sui vecchi apparecchi permetteva di cambiare la pila senza spegnere tutto.

La confezione, secondo il produttore, comprende due moduli batteria, una custodia che li ricarica e i cavi magnetici. Il prezzo indicato è di 79,99 dollari. La compatibilità copre sia la prima sia la seconda generazione dei Ray-Ban Meta, comprese le versioni con lenti graduate, un particolare che interessa gli ipovedenti che portano già occhiali da vista.

Il nodo dell’autonomia

Il problema che l’accessorio affronta è misurabile. I Ray-Ban Meta di prima generazione reggono circa due o tre ore di uso intenso, quelli di seconda arrivano intorno alle cinque. Sono numeri accettabili per chi scatta qualche foto, ma stretti per chi conta sugli occhiali per orientarsi e leggere durante un’intera uscita. PrismXR dichiara che i suoi moduli aggiungono diverse ore di funzionamento e che la ricarica di un modulo scarico è rapida, cifre che vanno prese come promesse del venditore finché non arriveranno prove indipendenti.

Il senso, per chi non vede, sta nel poter contare sugli occhiali tutto il giorno. Con un modulo di ricambio in tasca la giornata non dipende più dalla presa di corrente, e questo cambia l’uso: non un giocattolo per pochi minuti, ma uno strumento su cui appoggiarsi fuori casa senza pensare a quando si spegnerà.

Un accessorio, non un occhiale nuovo

Serve chiarezza su cosa sia la Carina C2. Non aggiunge funzioni di accessibilità, non cambia le descrizioni dell’intelligenza artificiale di Meta, non tocca l’integrazione con Be My Eyes. Fa una cosa sola: allunga il tempo di accensione. Chi cerca migliori descrizioni o una lettura del testo più precisa deve guardare al software degli occhiali, non a questa batteria.

C’è anche il lato pratico del peso e dell’ingombro. Un modulo agganciato alla stanghetta si sente, e chi porta gli occhiali per molte ore vorrà capire quanto pesa e se dà fastidio. La casa parla di un profilo sottile, ma su un accessorio che sta sul viso il giudizio lo darà solo la prova diretta.

Cosa tenere d’occhio

La Carina C2 è un prodotto di terze parti, non un accessorio ufficiale Meta. Vale la pena aspettare le prime prove degli utenti ciechi prima di ordinarla, per capire se la tenuta magnetica regge il movimento, se i numeri sull’autonomia sono onesti e se l’aggancio non rovina la finitura degli occhiali. Il segnale interessante, comunque, è un altro: attorno agli occhiali Meta sta nascendo un mercato di accessori, e parte di questo mercato guarda proprio a chi li usa non per moda ma per vedere meglio il mondo.