Guardare il cielo stellato è forse l’esperienza più difficile da immaginare per chi non vede: niente è più lontano e più visivo di una costellazione. A Capannori, vicino Lucca, una serata ha provato a raccontare l’universo senza passare dagli occhi, facendo toccare frammenti di meteorite e ascoltare le frequenze registrate dei pianeti. L’appuntamento, intitolato «L’universo tra le dita», si è svolto venerdì 17 luglio 2026.
Una serata multisensoriale
L’iniziativa è stata promossa dalla sezione di Lucca dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, al Ristoro della Fattoria di Petrognano. Attorno ai tavoli, persone vedenti e non vedenti hanno esplorato con le mani campioni di meteorite passati di mano in mano, mentre nell’aria scorrevano i suoni ricavati dalle onde elettromagnetiche dei pianeti, quello che gli organizzatori hanno descritto come «il respiro elettromagnetico di Giove» e «il canto remoto di Saturno».
A guidare il pubblico è stata Laura Elisa Marcucci, ordinaria di fisica teorica nucleare all’Università di Pisa e delegata del rettore per l’orientamento. Ha accompagnato i presenti tra stelle, costellazioni e fenomeni cosmici con una narrazione pensata per l’ascolto, senza appoggiarsi a immagini o schemi.
La scienza oltre la vista
«La conoscenza scientifica non abita soltanto negli occhi, ma anche nel tatto, nell’udito, nella memoria e nell’immaginazione», ha detto Marcucci. È l’idea che ha tenuto insieme la serata: tradurre in materia e in suono ciò che di solito si trasmette con figure e fotografie. Un frammento di meteorite tra le dita comunica peso, superficie, temperatura, dati che un’immagine non offre e che restano impressi nella memoria di chi li tocca.
L’astronomia si presta a questo tipo di traduzione più di quanto sembri. Le distanze, le orbite, la composizione dei corpi celesti sono informazioni che si possono raccontare, modellare, far sentire. Le sonde spaziali hanno registrato negli anni le emissioni dei pianeti e le hanno convertite in suono, e quei materiali diventano uno strumento per far percepire il cosmo a chi non può osservarlo con un telescopio.
Una rete di collaborazioni
La serata ha messo attorno allo stesso tavolo realtà diverse. Oltre all’Unione Ciechi e all’Università di Pisa, hanno collaborato il Comune di Capannori e l’unità operativa di oculistica dell’ospedale San Luca di Lucca. La presenza dei medici oculisti accanto agli astronomi e ai volontari dell’associazione lega il tema della vista a quello della divulgazione, e porta la sanità dentro un’iniziativa culturale.
Eventi come questo si inseriscono in un filone che negli ultimi anni ha visto musei, teatri e associazioni proporre percorsi tattili e sonori per chi non vede. La materia scientifica resta però meno battuta rispetto all’arte e alla musica, e portarla fuori dalle aule con meteoriti e frequenze planetarie è la parte più originale della proposta.
Perché conta
Per una persona cieca l’accesso alla cultura scientifica passa quasi sempre da libri e testi, raramente da un’esperienza diretta. Toccare un meteorite o ascoltare il suono di Saturno offre un contatto con l’astronomia che nessuna descrizione scritta può sostituire del tutto. È un modo per dire che anche le materie considerate più visive possono essere raccontate a chi conosce il mondo con le mani e con le orecchie.
La sezione lucchese dell’Unione ha costruito la serata come momento aperto, con vedenti e non vedenti insieme. È una scelta che trasforma l’accessibilità da servizio riservato a esperienza condivisa, dove chi vede scopre un modo diverso di conoscere e chi non vede resta protagonista e non spettatore.