Lucca ha una piazza intitolata a Louis Braille. Mercoledì 15 luglio, alle 9.30, l’amministrazione comunale ha inaugurato Largo Braille, uno spazio urbano che si trova vicino alla sede della sezione territoriale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Il nome è quello dell’uomo che nel primo Ottocento ha inventato il sistema di lettura e scrittura a puntini in rilievo usato ancora oggi dalle persone cieche. Per chi non vede, un cartello stradale con quel nome è un modo per far entrare il braille nel linguaggio quotidiano della città, fuori dalle stanze delle associazioni.
Chi era Louis Braille
Louis Braille è nato in Francia nel 1809 ed è rimasto cieco da bambino dopo un incidente. Ancora ragazzo ha messo a punto il sistema che porta il suo nome: sei punti in rilievo, disposti in una piccola cella, che combinati tra loro danno lettere, numeri, segni di punteggiatura, note musicali. Le dita scorrono sulla riga e leggono. È morto nel 1852, prima che il suo metodo venisse adottato su larga scala. Da allora il braille è diventato lo standard mondiale per la lettura tattile e la base su cui si sono costruiti anche i display braille elettronici collegati a computer e telefoni.
Intitolare uno spazio pubblico a Braille non è un caso isolato. In diverse città italiane strade, giardini e sale portano il suo nome, di solito per iniziativa delle sezioni locali dell’UICI e delle amministrazioni comunali. Lucca aggiunge il suo tassello proprio accanto alla sede dell’Unione, in modo che il nome e il luogo di riferimento delle persone cieche del territorio si trovino uno vicino all’altro.
Le parole della sezione UICI di Lucca
Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore comunale Moreno Bruni e il presidente della sezione lucchese dell’UICI, Franco Moretti. Moretti ha legato l’intitolazione a un principio semplice: la scelta, ha spiegato, significa riconoscere che la lettura è un diritto e che l’accessibilità appartiene alla città. Una frase che sposta il discorso dal piano della gentilezza a quello dei diritti: un pezzo di spazio pubblico che riguarda le persone cieche e le chiama per nome.
Il gesto ha un peso soprattutto per la comunità che ruota attorno alla sezione. Vedere il proprio strumento di lettura celebrato su una targa cambia il modo in cui il braille viene percepito da chi passa di lì e non conosce la disabilità visiva. Per chi il braille lo usa ogni giorno, è la conferma che quel sistema resta vivo e ha un valore che la città riconosce.
Il braille oggi, tra allarmi e strumenti nuovi
Attorno al braille circola da anni una discussione sul suo futuro. La diffusione delle sintesi vocali e degli audiolibri ha reso più facile ascoltare i testi, e questo ha ridotto in alcuni casi il numero di persone che imparano a leggere con le dita. Chi lavora nell’istruzione delle persone cieche continua a ricordare che ascoltare e leggere non sono la stessa cosa: il braille insegna l’ortografia, la punteggiatura, la struttura di un testo, e permette di scrivere in modo autonomo. La lettura con le dita resta una via di alfabetizzazione, non solo un modo per accedere ai contenuti.
Sul fronte tecnico il braille è tutt’altro che fermo. I display braille elettronici, le righe che mostrano il testo puntino per puntino sotto le dita, sono oggi collegati a smartphone e computer e leggono documenti, pagine web, messaggi. Standard come l’HID hanno reso questi dispositivi più semplici da collegare, e nuove aziende propongono modelli su misura. Una targa in una piazza e una riga braille sotto le dita raccontano la stessa storia da due lati diversi: quel sistema di puntini serve ancora.
Un segnale e i suoi limiti
Un largo intitolato a Braille resta un atto simbolico, e da solo non abbatte le barriere che una persona cieca incontra a Lucca come altrove: marciapiedi ingombri, attraversamenti senza segnale acustico, siti dei servizi comunali difficili da usare con lo screen reader. Il valore di un gesto così si misura da quello che viene dopo, dai progetti sull’accessibilità urbana e digitale che l’amministrazione decide di portare avanti. La targa è un punto di partenza dichiarato in pubblico, con un nome che le persone cieche conoscono bene.