Un paio di occhiali che avvisano quando c’è un ostacolo davanti, entro quattro metri, e lo segnalano con il suono. È iSee, il dispositivo per non vedenti e ipovedenti dell’azienda italiana iVision Tech, che ha appena superato un passaggio importante verso il mercato statunitense: l’ufficio brevetti americano ha accettato la domanda di protezione della tecnologia, con pubblicazione fissata al 6 agosto 2026.
Come funziona l’occhiale
iSee è pensato per l’orientamento e la mobilità di chi non vede o ci vede poco. Monta una serie di sensori che rilevano gli ostacoli fino a quattro metri e trasformano quell’informazione in segnali audio, così l’utente capisce cosa ha davanti mentre cammina. L’idea è dare un margine di sicurezza in più negli spostamenti, affiancandosi al bastone bianco e al cane guida, non sostituendoli.
Il progetto è stato messo a punto da un gruppo di lavoro che ha coinvolto direttamente persone cieche nella fase di sviluppo. Una scelta che pesa sul risultato: chi usa questi ausili ogni giorno sa dove stanno i problemi reali, e provare il dispositivo sul campo evita le soluzioni pensate a tavolino da chi vede.
I partner tecnologici
Sul fronte dei componenti, iVision Tech lavora con due nomi noti dell’elettronica. TDK InvenSense fornisce la sensoristica di movimento, mentre USound porta la parte audio, l’anello che traduce i dati dei sensori in suoni comprensibili all’orecchio. La qualità del ritorno acustico conta molto in un dispositivo del genere: un segnale confuso o in ritardo vanifica il vantaggio della rilevazione.
Dal brevetto italiano a quello americano
iSee aveva già ottenuto il brevetto italiano nel 2025. L’accettazione della domanda negli Stati Uniti, con numero 19/151,414, apre la strada al mercato nordamericano, quello dove si concentrano i grandi nomi dello smart eyewear e dell’assistive technology. La pubblicazione ufficiale del 6 agosto rende pubblici i dettagli tecnici e formalizza la tutela della soluzione.
«L’accettazione della domanda rappresenta un ulteriore riconoscimento del valore tecnologico e innovativo del progetto iSee», ha commentato Federico Fulchir, project manager dell’azienda. La società inquadra il passaggio come una tappa del percorso di internazionalizzazione, dopo il brevetto nazionale dell’anno scorso.
Descrivere o guidare, due strade diverse
Gli occhiali smart per chi non vede si dividono oggi in due famiglie. Da una parte i dispositivi che descrivono l’ambiente e leggono i testi, come Envision, OrCam o i Ray-Ban di Meta abbinati a Be My Eyes: puntano a raccontare cosa c’è intorno, un cartello, un volto, un menu. Dall’altra gli ausili che lavorano sulla mobilità, pensati per evitare gli ostacoli e mantenere la traiettoria durante il cammino.
iSee sta nel secondo gruppo, insieme a proposte come gli occhiali rumeni .lumen. Il suo obiettivo è la mobilità: farci muovere nell’ambiente senza urtare gli ostacoli, con il compito di descrivere lasciato ad altri strumenti. È una scelta di campo che ha conseguenze pratiche: un dispositivo di mobilità va giudicato sulla prontezza dell’allarme e sulla chiarezza del suono, più che sulla ricchezza delle descrizioni. Sono compiti diversi, e spesso servono entrambi, in due strumenti separati.
Cosa aspettarsi
Un brevetto accettato non è un prodotto in vendita. Protegge la tecnologia e segnala l’ambizione di crescere fuori dai confini, ma restano da chiarire i punti che interessano davvero chi non vede: il prezzo, l’autonomia della batteria, la distribuzione in Italia e la solidità del riconoscimento ostacoli in strade affollate, dove i quattro metri di raggio si riempiono in fretta di persone e biciclette.
Il segnale interessante è un altro: un’azienda italiana lavora sull’orientamento dei non vedenti con componentistica di livello e prova a competere sul mercato più esigente. Il settore degli occhiali smart per chi non vede si sta affollando, tra dispositivi che descrivono l’ambiente e altri che si concentrano sulla mobilità. iSee sceglie la seconda strada, quella dell’ostacolo rilevato e annunciato in tempo per scansarlo.