Diritti digitali

Como, 52 medaglioni dei Nobel a filo pavimento: l’UICI chiede QR code e radiofari prima che chiuda il cantiere

In viale Marconi si posano 52 medaglioni di bronzo da 190mila euro. La sezione UICI di Como propone QR code, radiofari sui lampioni e tag, e dice di non essere stata ricevuta dal Comune.

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Illustrazione editoriale a tema: Como, 52 medaglioni dei Nobel a filo pavimento: l’UICI chiede QR code e radiofari prima che chiuda il cantiere

In viale Marconi, a Como, stanno posando cinquantadue medaglioni di bronzo a filo pavimento, uno per ogni premio Nobel legato alla figura di Alessandro Volta. L’opera vale centonovantamila euro e fa parte del programma con cui la città accompagna il bicentenario della morte dello scienziato. I medaglioni portano i nomi incisi nel metallo e nessun altro supporto: niente braille, niente rilievo leggibile con le dita, niente codice da inquadrare, niente segnale radio. L’informazione passa per una sola via, quella visiva.

Claudio La Corte, presidente della sezione di Como dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha chiesto pubblicamente di intervenire adesso, mentre il cantiere è ancora aperto. La proposta è arrivata sulle pagine de La Provincia il 27 agosto e la sezione l’ha ripresa nel proprio notiziario del 2 settembre.

Tre tecnologie, nessuna delle quali si vede

La Corte indica tre strade che si possono percorrere anche insieme: il QR code stampato accanto al medaglione, il radiofaro applicato ai lampioni già presenti lungo il viale, e i tag, etichette elettroniche simili ai QR code che uno smartphone riesce a leggere restando a qualche metro di distanza. Il punto che il presidente mette in fila è il costo: si tratta di componenti a basso prezzo, e l’impatto estetico sull’opera è nullo.

La differenza fra le tre soluzioni sta in cosa serve per attivarle. Un QR code richiede di sapere dove si trova e di inquadrarlo. Un radiofaro trasmette in continuo e viene intercettato dallo smartphone quando ci si avvicina, senza che l’utente debba puntare nulla. I tag stanno in mezzo. Applicare i radiofari ai lampioni, come suggerisce La Corte, evita di toccare il selciato e di rimettere mano al progetto architettonico.

Il contenuto interessa anche chi ci vede

Nel ragionamento del presidente della sezione comasca c’è un secondo argomento, che sposta la questione dal recupero di una mancanza all’arricchimento dell’opera. Un medaglione di bronzo riporta un nome e poco altro. Un QR code o un tag possono aprire una scheda con la storia del premio Nobel, il campo in cui ha lavorato, il legame con Volta e con Como. La Corte lo dice così: la tecnologia renderebbe l’opera fruibile non soltanto agli iscritti dell’Unione, e chiunque potrebbe ricevere approfondimenti sulla vita dei Nobel meno noti.

È il principio della progettazione universale: un supporto informativo aggiunto per una necessità specifica resta poi disponibile a tutti i visitatori. La Walk of Fame comasca, per come è progettata oggi, non prevede supporti aggiuntivi per nessuno.

Il Comune non ha risposto

La sezione dice di avere provato a mettersi in contatto con l’amministrazione comunale senza essere ricevuta. La Corte parla di un’occasione persa e insiste sulla tempistica: intervenire mentre l’opera si sta realizzando costa meno che tornarci sopra a cantiere chiuso, quando ogni modifica significa riaprire il selciato o rifare l’affidamento.

La richiesta non riguarda una variante strutturale. Applicare un radiofaro a un palo della luce o incollare una targa con un codice accanto a un medaglione sono operazioni che si fanno in giornata, e che vengono decise in fase di progetto perché lì si stabiliscono i capitolati e le forniture. Rimandarle alla manutenzione ordinaria vuol dire farle costare di più e farle aspettare anni.

Un tema che a Como torna spesso

La sezione comasca dell’Unione lavora da tempo sul rapporto fra tecnologia e spazio pubblico. Nello stesso notiziario del 2 settembre compaiono il tour in barca sul lago con audioguida dedicata alle ville e ai paesaggi, e la Fiera del Libro di piazza Cavour che quest’anno ha messo l’accessibilità al centro con un progetto triennale. Il caso della Walk of Fame si inserisce in questa scia, con la differenza che qui l’opera è ancora in costruzione.

In Italia esistono già installazioni urbane costruite su questo principio. A Pisa piazza Manin ha riaperto ad agosto con la pavimentazione tattile e il sistema vocale LVE. A Capaccio Paestum una spiaggia pubblica è stata dotata di radiofari e telecomandi per l’orientamento. In entrambi i casi i dispositivi sono stati messi in conto in fase di progetto, non aggiunti dopo.

Il presidente chiude la sua proposta augurandosi di vedere una Como definita smart e allo stesso tempo accessibile. Il cantiere di viale Marconi è aperto e l’amministrazione, al momento in cui la sezione ha diffuso la nota, non aveva ancora fissato un incontro.

La proposta dell’UICI di Como è pubblicata per esteso nel notiziario numero 33 della sezione di Como, del 2 settembre 2026, che riprende l’articolo uscito su La Provincia il 27 agosto.

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