Chi lavora al computer senza vista conosce il limite quotidiano dello screen reader: legge alla perfezione i menu, i pulsanti e i campi di testo etichettati, ma davanti a un grafico, a un’immagine senza descrizione o a un’interfaccia disegnata solo per l’occhio si ferma. Be My Eyes prova a coprire quella zona d’ombra portando il suo assistente basato sull’intelligenza artificiale dentro il Mac. Il 6 luglio l’azienda ha annunciato l’arrivo dell’app su macOS, e per un cieco o un ipovedente che usa un computer Apple cambia il modo di affrontare un documento, un foglio di calcolo o un software complicato.
L’annuncio al raduno della National Federation of the Blind
Be My Eyes ha dato la notizia il 6 luglio 2026 durante la convention annuale della National Federation of the Blind, uno dei più grandi raduni di persone cieche degli Stati Uniti, ad Austin, in Texas. La NFB è il palco giusto per una notizia così: da decenni le aziende ci presentano le tecnologie assistive che contano, davanti a un pubblico che quelle tecnologie le usa ogni giorno e non fa sconti.
Con questa mossa Be My Eyes completa la sua famiglia di prodotti desktop. Dopo la versione per Windows, l’assistente arriva anche su macOS: coperte le due piattaforme desktop più diffuse.
Cosa fa l’app sul Mac
Il funzionamento riprende quello già noto sullo smartphone, spostato sullo schermo del computer. Una persona cieca o ipovedente può chiedere all’intelligenza artificiale di Be My Eyes cosa c’è sullo schermo e ricevere una descrizione a voce: l’assistente racconta un grafico, legge un documento, spiega l’interfaccia di un software complesso e aiuta a portare avanti un flusso di lavoro digitale senza dover chiamare un collega vedente.
Secondo la comunicazione diffusa da Be My Eyes, l’utente fa domande su quello che appare a schermo e ottiene descrizioni legate al contesto, cucite su ciò che sta guardando in quel momento. È qui che l’AI si spinge dove un normale lettore di schermo si ferma: interpreta anche gli elementi pensati per l’occhio, quelli che il lettore di schermo salta perché privi di etichetta.
Due versioni: gratuita per l’uso personale e Workplace per il lavoro
Be My Eyes ha diviso l’offerta in due prodotti distinti. “Be My Eyes for Mac” è disponibile gratuitamente, solo per uso personale, a partire dal giorno dell’annuncio. Chi vuole usarlo per studio o per gestire in autonomia i propri documenti a casa non paga nulla.
Accanto alla versione gratuita c’è “Be My Eyes Workplace”, pensata per aziende e organizzazioni. Be My Eyes la descrive come una soluzione di assistenza visiva pronta per l’uso in azienda, con sicurezza di livello enterprise, controlli sulla privacy e distribuzione centralizzata gestita dall’organizzazione. È la stessa app calata dentro un contesto professionale, dove un dipendente cieco o ipovedente ha bisogno di garanzie sui dati e l’azienda ha bisogno di installarla e amministrarla in modo controllato.
Perché conta per chi non vede lo schermo
Fino a oggi, su un Mac, l’accesso senza vista era affidato quasi solo a VoiceOver, lo screen reader integrato nel sistema operativo di Apple. VoiceOver legge testo, descrive l’interfaccia e permette lo spostamento tra le finestre con la tastiera, e resta lo strumento di base per usare un computer Apple da non vedente. Il problema arriva quando sullo schermo c’è qualcosa che lo screen reader da solo non sa raccontare: un’immagine priva di testo alternativo, un grafico, un layout costruito per essere guardato.
L’assistente di Be My Eyes analizza ciò che appare sullo schermo e lo descrive con l’intelligenza artificiale, come farebbe una persona vedente a cui chiedi cosa vede. Legge quello che c’è anche dove il lettore di schermo non arriva, senza dipendere dalle etichette messe dagli sviluppatori. Le due tecnologie si completano: VoiceOver per la struttura e lo spostamento tra gli elementi, l’assistente AI per gli elementi visivi che sfuggono al lettore di schermo.
Dal servizio di volontari all’intelligenza artificiale
Be My Eyes nasce in Danimarca nel 2012 (l’app per iPhone arriva nel gennaio 2015) come app che mette in contatto una persona cieca con un volontario vedente tramite videochiamata: inquadri con la fotocamera del telefono e qualcuno ti dice cosa stai guardando. Negli ultimi anni l’azienda ha affiancato ai volontari umani un assistente basato sull’intelligenza artificiale, capace di rispondere subito e senza dover disturbare un’altra persona. L’arrivo su Windows prima e su macOS adesso porta questo modello dallo smartphone al computer, dove si concentra buona parte del lavoro e dello studio di chi ha una disabilità visiva.
Per chi usa un Mac per lavorare, questo significa poter aprire un documento pieno di grafici, un cruscotto aziendale o un programma mai etichettato per l’accessibilità e ottenere una descrizione parlata di quello che c’è, senza dipendere ogni volta da un collega. Resta da vedere quanto sarà preciso l’assistente sui contenuti più tecnici, ma la direzione è chiara: rendere autonomo un utente cieco o ipovedente anche nelle situazioni dove lo screen reader, da solo, non basta.