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‘Arte Libera Tutti’: a Gallese 35 sculture da toccare di artiste non vedenti

Al Museo Marco Scacchi di Gallese cinque artiste cieche e ipovedenti espongono 35 sculture fatte per essere toccate. Mostra aperta fino al 4 settembre.

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'Arte Libera Tutti': a Gallese 35 sculture da toccare di artiste non vedenti

In quasi ogni museo italiano un cartello ripete a chi non vede la stessa istruzione: non toccare. Per una persona cieca o ipovedente quel divieto significa restare fuori dall’opera, farsela raccontare da altri senza poterla conoscere con le mani. Al Museo Marco Scacchi di Gallese, in provincia di Viterbo, quel cartello è stato capovolto: la mostra ‘Arte Libera Tutti’ raccoglie 35 sculture fatte per essere toccate, e a firmarle sono cinque artiste cieche e ipovedenti.

Le autrici fanno parte del collettivo Mano Sapiens, nato nel 2015: Antonella Bretschneider, Mariangela Cellamare, Lucilla D’Antilio, Rosella Frittelli e Sandra Constantini. La mostra resta aperta fino al 4 settembre 2026. A darne notizia, il 6 luglio, è stato Il Fatto Quotidiano, che racconta come le visite guidate siano condotte dalle artiste stesse.

Un museo dove le mani sono ammesse

Lo slogan scelto per la mostra, ‘vietato non toccare’, ribalta la regola che i musei impongono da sempre. Per chi ha una disabilità visiva il tatto è il canale con cui una forma tridimensionale diventa conoscibile per intero: le mani seguono i volumi, gli spigoli, gli incavi, la grana del materiale, e ricostruiscono l’oggetto pezzo per pezzo. Il tatto lavora in sequenza, una porzione dopo l’altra, e coglie il peso, la temperatura e la consistenza dei materiali. Dove toccare è proibito, a una persona cieca resta la descrizione di qualcun altro, utile ma sempre parziale. A Gallese la scultura si conosce con lo stesso gesto per cui è stata pensata.

Chi ha fatto le opere

Il progetto mette le artiste cieche e ipovedenti dalla parte di chi crea. Il collettivo riunisce scultrici che lavorano la materia con le mani, e con questa mostra il loro lavoro entra in un museo pubblico. Le 35 sculture nascono dal tatto fin dalla prima idea: sono le dita delle artiste ad aver dato loro forma, prima ancora che qualcuno le guardasse. Chi le esplora con le mani ripercorre così il procedimento con cui sono state modellate. Nel racconto ripreso da Il Fatto Quotidiano l’esperienza è descritta così: ‘ad occhi chiusi si vanno a conoscere e scoprire degli aspetti dell’arte finora inesplorati’.

Un’esperienza condivisa tra chi vede e chi non vede

L’invito a toccare senza guardare mette il visitatore vedente, per qualche minuto, nella condizione in cui una persona cieca si trova ogni giorno davanti a un’opera. Chi tocca a occhi chiusi si accorge che una superficie liscia o ruvida, un profilo netto o arrotondato, un pieno e un vuoto portano informazioni che di solito l’occhio non registra. Per il pubblico con disabilità visiva quella lettura con le dita è il modo abituale di stare al mondo, e a Gallese è il gesto con cui tutti, vedenti e non, incontrano ogni scultura.

Visite guidate e laboratori per le scuole

Sono le stesse artiste ad accompagnare i visitatori tra le opere e a spiegare come le hanno realizzate. Accanto alle visite, il museo propone laboratori creativi per i bambini, a partire dalle scuole d’infanzia, basati sull’esperienza tattile e sensoriale. Manipolare i materiali, riconoscere una forma con le dita, distinguere le diverse superfici sono capacità che per un bambino con disabilità visiva contano nella vita di ogni giorno, dalla scuola all’autonomia. Per i più piccoli è un modo per scoprire presto che il mondo si conosce anche fuori dal canale visivo; per un bambino cieco o ipovedente seduto in classe è la prova che il suo modo di esplorare vale quanto quello dei compagni.

Il Pnrr e l’accesso alla cultura

La mostra è finanziata con fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina risorse anche all’accessibilità dei luoghi della cultura. L’ideazione e la curatela sono di Ivana Pagliara, il museo è diretto da Simona Pirolli. In Italia chi non vede accede ai musei quasi sempre attraverso strumenti aggiunti a collezioni pensate per la vista: riproduzioni tattili, mappe in rilievo, descrizioni audio, di solito pochi pezzi raccolti in una sala a parte. A Gallese l’ordine è invertito dall’inizio: l’intera esposizione si tocca perché tattili sono state le mani che l’hanno prodotta, e chi vuole visitarla ha tempo fino al 4 settembre.