Diritti digitali

Abbazie in Festival, l’audiodescrizione dal vivo in cuffia per gli spettatori ciechi

La quarta edizione di Abbazie in Festival, nel Trevigiano, offre audiodescrizione dal vivo in cuffia agli spettatori con disabilità visiva. Sette serate gratuite.

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Abbazie in Festival, l'audiodescrizione dal vivo in cuffia per gli spettatori ciechi

In un festival di solito lo spettatore cieco riceve la musica e le parole, ma perde tutto il resto: i gesti degli artisti, i movimenti sul palco, i costumi, gli sguardi. Abbazie in Festival, la rassegna che anima la provincia di Treviso, prova a colmare quel vuoto con un servizio di audiodescrizione dal vivo, trasmessa in cuffia a chi ha una disabilità visiva. La quarta edizione propone sette serate gratuite, partite il 22 giugno e distribuite tra le abbazie e i luoghi storici del territorio fino a fine estate.

L’idea di fondo è che uno spettacolo si segua per intero o non si segua davvero. Per questo la rassegna ha scelto di non fermarsi alla parte sonora e di raccontare a voce anche ciò che accade in scena, in tempo reale, mentre accade.

Come funziona l’audiodescrizione in cuffia

Allo spettatore non vedente viene consegnato un auricolare wireless. Da lì arriva la voce di chi descrive lo spettacolo: i movimenti degli artisti, i gesti, le espressioni, i costumi, le relazioni tra i personaggi e i dettagli che danno senso alla scena. Il tutto calibrato per inserirsi nei momenti giusti, senza coprire le battute o la musica.

La difficoltà di farlo dal vivo è maggiore rispetto al cinema. In una sala si lavora su un film fissato, con pause note al secondo. A teatro, o in una piazza durante uno spettacolo, i tempi cambiano ogni sera: un attore rallenta, un applauso si allunga, un imprevisto sposta tutto. Chi descrive deve seguire lo spettacolo in diretta e decidere all’istante cosa dire e quando tacere.

Non solo disabilità visiva

Il festival affianca all’audiodescrizione anche interpreti e performer nella lingua dei segni, per il pubblico sordo. La scelta di curare in parallelo i due canali dice che l’accessibilità qui entra nel modo in cui gli spettacoli vengono pensati, fin dalla progettazione del cartellone. Per lo spettatore cieco questo si traduce in una serata in cui non deve chiedere nulla: l’auricolare è già previsto, la descrizione è già scritta nel programma.

Attorno a questi strumenti ruota anche una rete di partner per la mobilità e l’accoglienza, perché arrivare a un luogo storico di campagna e muoversi al buio in uno spazio sconosciuto è spesso l’ostacolo che precede lo spettacolo stesso.

Sette serate gratuite tra le abbazie

Le sette date si tengono in diverse località della Marca trevigiana, in cornici storiche come le abbazie che danno il nome alla rassegna. La gratuità è una scelta precisa: abbattere anche la barriera economica, che per molte persone con disabilità si somma a quelle fisiche e sensoriali. Uno spettacolo accessibile ma caro resta fuori portata per una parte del pubblico a cui è rivolto.

Il format spazia tra musica, teatro e performance, con serate costruite per essere seguite da spettatori con abilità diverse fianco a fianco. È l’aspetto che la rassegna rivendica di più: la stessa serata, nello stesso momento, aperta a spettatori vedenti e non vedenti insieme, senza repliche separate in orari dedicati.

Un modello che si può ripetere

Esperienze come questa restano ancora rare in Italia, spesso legate alla buona volontà di una singola rassegna o di un singolo direttore artistico. Il rischio è che finiscano con l’edizione che le ha viste nascere. Il fatto che Abbazie in Festival sia arrivato alla quarta edizione, mantenendo l’audiodescrizione dal vivo come parte fissa, indica che il modello può reggere nel tempo.

Per una persona cieca appassionata di teatro o di musica, la differenza è tutta qui. Poter contare su un cartellone dove alcune serate sono accessibili già in fase di programmazione vuol dire tornare a scegliere cosa vedere. O meglio, cosa ascoltare fino in fondo.