Web e EAA

Web accessibile, i due report del GAAD 2026 dicono che peggiora

Nella settimana del GAAD 2026 Evinced misura le grandi aziende americane: venti barriere per homepage. Letto col WebAIM Million 2026, che segna la prima regressione in sei anni, racconta un web che peggiora per chi usa lo screen…

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Illustrazione editoriale a tema: Web accessibile, i due report del GAAD 2026 dicono che peggiora

Nella settimana del GAAD 2026 la società Evinced ha pubblicato un report sull’accessibilità delle grandi aziende americane: in media venti barriere per ogni homepage. Letto insieme al WebAIM Million 2026, pubblicato il 30 marzo, racconta la stessa cosa da due angoli diversi. WebAIM segna la prima regressione in sei anni: il web peggiora per chi usa lo screen reader. Per chi non vede, gli errori che contano sono sempre gli stessi.

WebAIM Million, sei anni di miglioramenti si fermano

WebAIM è un centro di ricerca sull’accessibilità web della Utah State University. Ogni anno scansiona la homepage del milione di siti più visitati al mondo con uno strumento automatico e pubblica il report WebAIM Million. È il termometro più citato dello stato del web accessibile. L’edizione 2026 segna un’inversione: il 95,9 per cento delle homepage ha errori WCAG rilevabili in automatico, contro il 94,8 per cento del 2025. Gli errori medi per pagina salgono a 56,1, in crescita del 10,1 per cento sull’anno prima.

È la prima volta in sei anni che i numeri peggiorano. Fino al 2025 ogni edizione mostrava un lieve miglioramento. Il dato del 2026 rompe la serie. Pesano due fattori che agiscono insieme: siti sempre più carichi di componenti dinamici e un uso scorretto degli strumenti pensati per l’accessibilità.

Gli errori che bloccano lo screen reader

Tre numeri del report riguardano direttamente chi naviga con un lettore di schermo. Il testo a basso contrasto è presente sull’83,9 per cento delle pagine: colpisce gli ipovedenti, che faticano a distinguere scritte chiare su sfondi chiari. Le immagini senza testo alternativo sono sul 53,1 per cento delle pagine: chi non vede sente “immagine” e nient’altro, l’informazione è persa. Le etichette mancanti sui campi dei moduli toccano il 51 per cento delle pagine: senza etichetta, lo screen reader legge “casella di testo” senza dire cosa scrivere dentro, e compilare un form diventa un indovinello.

C’è poi il capitolo ARIA. ARIA è un insieme di attributi che gli sviluppatori aggiungono al codice per descrivere allo screen reader elementi che altrimenti non capirebbe. Usato bene, aiuta. Usato male, confonde. Il report 2026 segnala che l’uso di ARIA è cresciuto del 27 per cento in un anno, e che le pagine con più ARIA tendono ad avere più errori, non meno. È il segnale di sviluppatori che applicano ARIA come cerotto invece di scrivere HTML corretto fin dall’inizio.

Evinced 500, anche le grandi aziende hanno barriere

Per il GAAD 2026, il 21 maggio, la società Evinced ha pubblicato l’Evinced 500, un’analisi di accessibilità delle homepage delle cinquecento maggiori aziende americane per fatturato, la lista Fortune 500. Il risultato: in media quasi venti problemi di accessibilità per homepage, e circa il 90 per cento dei siti con almeno una barriera. I servizi finanziari risultano fra i settori messi meglio, secondo Evinced grazie a governance più rigorose e a maggiori investimenti in pratiche di sviluppo aggiornate.

I venti problemi di Evinced e i 56 errori di WebAIM non si confrontano direttamente: i due studi contano cose diverse, con metodi diversi, e Evinced guarda solo le grandi aziende mentre WebAIM guarda tutto il web. Va anche ricordato che Evinced è un’azienda che vende strumenti di test per l’accessibilità, quindi ha interesse a mostrare un problema diffuso. Il dato però resta indicativo: anche le aziende con i budget più alti del mondo lasciano le homepage piene di barriere.

Il nodo italiano, EAA e controlli

Entrambi i report scansionano soprattutto siti americani e globali, ma la fotografia vale anche per l’Italia. L’European Accessibility Act è in vigore dal 28 giugno 2025 e da quasi un anno impone l’accessibilità a banche, e-commerce, trasporti e altri servizi privati al consumo. La regressione misurata da WebAIM nei dodici mesi che coprono in parte il primo anno di EAA fa pensare che l’obbligo di legge, da solo, non basti a invertire la tendenza se non è accompagnato da controlli reali e sanzioni.

Per chi non vede e usa il web ogni giorno, il messaggio è doppio. Da un lato, il quadro tecnico peggiora e le barriere restano quelle storiche: contrasto, testo alternativo, etichette dei moduli. Dall’altro, sono problemi noti da vent’anni, con soluzioni note. La conoscenza tecnica c’è già: quello che resta basso è il peso dato all’accessibilità nei processi di sviluppo. Segnalare i siti inaccessibili agli enti competenti, in Italia tramite AgID e le procedure EAA, resta uno degli strumenti reali in mano agli utenti.