Il 6 agosto 2026 uno sviluppatore che si firma Mo, i cui recapiti rimandano alla società AccessibilityX, ha pubblicato sul forum «macOS and Mac Apps» di AppleVis un annuncio per reclutare tester ciechi e ipovedenti. Il software si chiama VocaVista, è un’app per macOS che vive nella barra dei menu e affronta un punto scoperto molto preciso: la condivisione dello schermo dentro le riunioni Zoom, Microsoft Teams e Google Meet.
Quando un partecipante condivide lo schermo, quel contenuto arriva agli altri come flusso video. Dentro quei pixel non ci sono testi, pulsanti o intestazioni da esplorare, perché la struttura accessibile dell’applicazione condivisa resta sul computer di chi la sta mostrando e non viaggia insieme all’immagine. Lo screen reader, di conseguenza, non trova nulla da leggere. Nel post la situazione viene descritta come «una riunione su un documento che tutti gli altri vedono». VocaVista prova a coprire quel vuoto con un modello di visione che gira sulla macchina dell’utente.
Cattura la finestra condivisa e riparla quando il contenuto cambia
L’app cattura la finestra condivisa, ne descrive il contenuto ad alta voce e torna a parlare quando qualcosa cambia, così si può seguire una presentazione mentre avanza da una slide all’altra. Le descrizioni vengono collocate in un solo orecchio tramite audio spaziale, per non sovrapporsi all’audio della riunione. C’è poi una modalità domanda: si congela la slide corrente e si chiede qualcosa di puntuale, per esempio «qual è il terzo punto elenco» oppure «leggi le etichette degli assi». La pagina Progetti di AccessibilityX aggiunge due dettagli: le descrizioni possono partire in automatico oppure solo su richiesta, e le impostazioni della voce sono configurabili.
Il modello di visione resta sul Mac
La scelta tecnica che regge tutto il progetto è l’elaborazione locale: VocaVista gira interamente sul Mac dell’utente, il modello di visione è installato lì e niente di quello che compare sullo schermo condiviso viene caricato altrove. La motivazione dichiarata dallo sviluppatore riguarda il contesto di lavoro: le riunioni in cui l’accesso conta di più sono spesso quelle in cui gli strumenti cloud non si possono usare, perché lo schermo mostra materiale riservato. La pagina dei progetti ripete il concetto in una riga: «quello che appare su uno schermo condiviso in una riunione di lavoro è spesso confidenziale». La stessa pagina elenca il materiale che ha in mente: cifre finanziarie, cartelle cliniche, piani non ancora annunciati, documenti legali.
Il caso d’uso che gli assistenti già disponibili non coprono
Su Mac assistenti che descrivono uno schermo esistono già. Be My Eyes ha portato il suo assistente AI su macOS e legge quello che compare sul computer di chi lo sta usando, appoggiandosi ai modelli in cloud. VocaVista si occupa di un caso diverso, cioè lo schermo di un altro partecipante dentro la finestra di Zoom, Teams o Meet, e lo elabora senza far uscire un’immagine dalla macchina. Sulla pagina Progetti la differenza viene posta in termini di approvazione aziendale: uno strumento che per descrivere quel contenuto deve caricarlo presso terzi resta fuori da ciò che la maggior parte delle organizzazioni può approvare.
A che punto è lo sviluppo
Lo stato dichiarato nel post è quello di una build iniziale funzionante, già validata in vere riunioni Zoom e in sviluppo attivo. L’app non è ancora su App Store. Oggi partecipare al test significa una sessione guidata insieme allo sviluppatore: ci si collega a una riunione di prova, si ascolta il comportamento dell’app e si dice cosa non va. Una beta firmata e scaricabile viene indicata come vicina, e i primi tester la riceverebbero prima degli altri. I requisiti tecnici sono due: un Mac con Apple Silicon e una versione recente di macOS. Al momento in cui questo articolo viene scritto, il thread su AppleVis non ha ancora risposte pubbliche.
AccessibilityX e gli altri progetti in cantiere
AccessibilityX si presenta come azienda che sviluppa software per desktop, mobile e web mettendo l’accessibilità in cima alle priorità fin dalla prima riga di codice, secondo la formula usata sul sito, che riporta il copyright «© 2026 AccessibilityX». La pagina Progetti classifica VocaVista come progetto «in testing» su macOS, con una versione Windows in programma. Accanto compare MeMood, un diario dell’umore per iOS che il sito indica come già disponibile e gratuito su App Store, con inserimento delle voci a tastiera o a voce e riepiloghi settimanali e mensili. In lavorazione ci sono altri due strumenti: le foto con annotazione vocale, per aggiungere una descrizione parlata prima di condividere un’immagine, e un lettore di documenti e articoli che combina sintesi vocale sul dispositivo e sintesi in cloud.
Chi cerca lo sviluppatore e come candidarsi
L’annuncio si rivolge in particolare a chi usa VoiceOver su Mac e partecipa con regolarità a riunioni con condivisione dello schermo, per lavoro o per studio. Il riscontro richiesto è quello critico, con tre esempi messi nero su bianco nel post: troppo lento, troppo loquace, sbagliato nei momenti che contano. Chi vuole candidarsi può compilare il modulo di contatto su accessibilityx.com/contact oppure scrivere all’indirizzo mo chiocciola accessibilityx punto com, indicando la propria configurazione e il tipo di riunioni che frequenta. Il post non indica un prezzo, una data di uscita né un canale di download: al momento VocaVista si prova solo su invito, nella sessione guidata con lo sviluppatore.
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