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urobi passa ai crediti: l’assistente a tre pulsanti per chi non vede si paga a consumo

Dal 21 agosto l'app di Robert Berthold Schirmer si paga a consumo: quattro pacchetti di crediti da 1,99 a 49,99 euro, e l'etichetta di accessibilità sull'App Store è ancora vuota.

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Illustrazione editoriale a tema: urobi passa ai crediti: l’assistente a tre pulsanti per chi non vede si paga a consumo

Chi ha installato urobi sull’iPhone si è trovato il 21 agosto un aggiornamento con tre righe di note: pagamenti in-app aggiunti, suono di avvio con Siri corretto, accuratezza migliorata. La prima riga chiude un passaggio cominciato nove giorni prima, quando la versione 1.1.1 annunciava l’abbandono dell’abbonamento mensile a favore del pagamento a consumo. Da adesso l’app si scarica gratis e si comprano crediti dentro l’App Store, quattro tagli a quattro prezzi.

Tre pulsanti e nient’altro

urobi è un’app di Robert Berthold Schirmer, pesa 4 megabyte e chiede iOS 17 o successivo. La descrizione dell’App Store la presenta come pensata per persone non vedenti o ipovedenti e costruita su tre pulsanti grandi: scatta una foto, scansiona testo, fai domande. Il primo usa la fotocamera posteriore e restituisce a voce una descrizione di quello che ha davanti l’obiettivo. Il secondo punta la fotocamera su documenti, cartelli o menu e li legge ad alta voce. Il terzo apre una conversazione su quello che è stato appena catturato, con domande di approfondimento.

Fra le voci elencate dallo sviluppatore sotto la dicitura “progettata per l’accessibilità” ci sono il feedback tattile, l’avvio diretto con Siri senza tocchi aggiuntivi, le risposte tutte vocali, la velocità di parlato regolabile e diverse opzioni di voce. L’interfaccia è disponibile in dieci lingue, italiano compreso, insieme ad arabo, cinese semplificato, francese, giapponese, inglese, olandese, portoghese, spagnolo e tedesco.

Quanto costano i crediti

La scheda dell’App Store italiana elenca quattro acquisti in-app: 500 crediti a 1,99 euro, 2000 crediti a 4,99 euro, 5000 crediti a 19,99 euro e 14.000 crediti a 49,99 euro. Il conto per credito non segue la scala che ci si aspetterebbe. Il taglio da 2000 costa un quarto di centesimo a credito ed è il più conveniente di tutti; quello da 500 e quello da 5000 stanno entrambi a 0,4 centesimi, quindi il pacchetto medio costa più del piccolo in proporzione; il taglio da 14.000 si ferma a 0,36 centesimi.

Quello che la scheda non dice è quanti crediti consumi una singola operazione. Non c’è un listino che colleghi una foto descritta, una scansione di testo o una domanda di approfondimento al numero di crediti che portano via, quindi la spesa reale di un mese si scopre usando l’app.

Un mese di aggiornamenti ravvicinati

La cronologia delle versioni sull’App Store racconta un agosto fitto. L’8 agosto la 1.1 dichiara il passaggio al modello gpt-5.4-nano e la messa a disposizione dello strumento di ricerca. Il 12 agosto la 1.1.1 sposta il conto dall’abbonamento ai crediti e porta al 25 per cento la qualità dell’immagine usata per le scansioni, con l’obiettivo dichiarato di velocizzare l’elaborazione. Il 18 agosto la 1.1.2 alza il limite di token del modello per ottenere risposte più complete e sistema la ricerca su internet nella modalità di approfondimento. Il 21 agosto arriva la 1.1.3 con i pagamenti in-app. La prima voce della cronologia, la 1.0, porta la data del 12 maggio 2026.

Che cosa esce dal telefono

Le note di rilascio scritte dallo sviluppatore citano un modello linguistico commerciale e una funzione di ricerca su internet, quindi il lavoro di riconoscimento non si esaurisce dentro l’iPhone. La scheda dell’App Store non specifica quali dati lascino il dispositivo, per quanto tempo restino sui server e presso quale fornitore. Su un’app che lo sviluppatore stesso descrive puntata su documenti, cartelli e menu, è un’informazione che manca.

L’etichetta di accessibilità è vuota

Da quest’anno le schede dell’App Store hanno una sezione dedicata alle funzioni di accessibilità che lo sviluppatore dichiara di supportare, VoiceOver compreso. Su urobi quella sezione riporta una sola frase: «Lo sviluppatore non ha ancora indicato le funzioni di accessibilità supportate dall’app». Il testo commerciale dell’app parla di pulsanti grandi, di feedback tattile e di risposte completamente vocali, ma il campo che Apple mostra a chi filtra le app per compatibilità con VoiceOver è rimasto in bianco.

La sezione delle valutazioni è altrettanto spoglia: zero voti raccolti sulla scheda italiana, con Apple che avverte di non avere numeri sufficienti per mostrare una panoramica. Chi cerca un giudizio prima di comprare i crediti, al momento, non lo trova lì.

Scarica urobi dall’App Store (gratis, con acquisti in-app da 1,99 a 49,99 euro, richiede iOS 17 o successivo).

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