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Occhiali Meta, la fotocamera si spegne se si copre la spia: cosa cambia per chi non vede

Un aggiornamento obbligatorio disattiva la fotocamera dei Ray-Ban Meta se la spia di registrazione viene coperta. Perché conta per chi usa gli occhiali come ausilio.

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Occhiali Meta, la fotocamera si spegne se si copre la spia: cosa cambia per chi non vede

Per molte persone cieche gli occhiali Ray-Ban di Meta sono diventati un ausilio quotidiano: una fotocamera sulla montatura, il collegamento a Be My Eyes o all’assistente AI, e la possibilità di farsi descrivere a voce quello che si ha davanti. Proprio su quella fotocamera Meta ha appena introdotto un cambiamento che chi li usa così farebbe bene a conoscere. Dal 7 luglio è in distribuzione un aggiornamento obbligatorio che spegne la fotocamera se la piccola spia di registrazione viene coperta o manomessa.

La spia è quel led bianco che si accende accanto all’obiettivo quando gli occhiali riprendono, ed esiste per avvisare le persone intorno che potrebbero essere filmate. Con la versione v26 del software, se il sistema rileva che quel led è stato coperto, oscurato o danneggiato, blocca la fotocamera finché la luce non torna visibile. L’aggiornamento è obbligatorio, arriva sui Ray-Ban Meta di seconda generazione, sugli Oakley Meta e sui nuovi occhiali Meta da 300 dollari, e vale anche per gli esemplari già modificati in passato.

Perché Meta ha stretto le viti

La mossa nasce da un problema di privacy. Dall’arrivo della seconda generazione, nel 2024, coprire il led bianco spegneva già la fotocamera, un modo per garantire che nessuno riprendesse di nascosto senza la spia accesa. Alcuni utenti però avevano aggirato il blocco, in qualche caso arrivando a forare del tutto il led, così da filmare senza quella luce rivelatrice. La v26 chiude questa scappatoia riconoscendo la manomissione e disattivando la ripresa.

Nello stesso periodo Meta ha fatto sapere di stare provando un prototipo di occhiali “super-sensing” sempre attivi, capaci di registrare in continuo l’ambiente. Le due notizie insieme raccontano la tensione di fondo di questi dispositivi: più diventano utili come occhi artificiali, più sollevano domande su chi viene ripreso e quando.

Cosa cambia per chi non vede

Per l’utente cieco la conseguenza pratica è semplice ma va detta chiaramente: se la fotocamera smette di rispondere, la causa potrebbe essere la spia coperta. Un dito appoggiato nel punto sbagliato, un adesivo messo per orientarsi al tatto sulla montatura, sporco o una custodia mal posizionata possono oscurare il led senza che la persona se ne accorga, dato che quella luce lei non la vede. Il risultato è una fotocamera che sembra guasta e che invece è stata bloccata di proposito dal software.

Il consiglio è tenere pulita la zona attorno all’obiettivo e alla spia, evitare di applicare marcatori tattili proprio su quel lato, e ricordare che un blocco improvviso della ripresa, dopo l’aggiornamento, può dipendere da lì prima ancora che da un difetto. È il tipo di dettaglio che chi vede risolve con un’occhiata e chi non vede rischia di scambiare per un guasto serio.

Un compromesso che pesa su entrambi i piatti

C’è un equilibrio delicato in gioco. La spia obbligatoria protegge chi sta intorno, e nessuno vuole che questi occhiali diventino uno strumento per riprese di nascosto. Allo stesso tempo, per chi li usa come ausilio la fotocamera è la funzione che restituisce autonomia, e ogni vincolo aggiuntivo va capito bene per non trasformarsi in un ostacolo involontario.

Meta non ha previsto eccezioni per l’uso assistivo, e in effetti sarebbe difficile distinguere via software un cieco che si fa descrivere una stanza da chiunque altro stia riprendendo. Per questo la strada resta l’informazione: sapere come funziona la spia, perché esiste e cosa succede se la si copre. Chi usa i Ray-Ban Meta per vedere con le orecchie ha tutto l’interesse a conoscere la regola, così da non ritrovarsi al buio due volte.