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Carrefour condannata in Francia, un sito accessibile al 71% resta inaccessibile

Il tribunale di Caen ordina a Carrefour di rendere sito e app pienamente accessibili entro sei mesi, con 500 euro di penale al giorno. Una delle prime azioni giudiziarie di questo tipo in Europa.

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Carrefour condannata in Francia, un sito accessibile al 71% resta inaccessibile

In Francia un tribunale ha stabilito che un sito di e-commerce accessibile al 71% per chi non vede resta un sito inaccessibile. Il 4 giugno 2026 il Tribunal judiciaire di Caen ha ordinato a Carrefour di rendere pienamente utilizzabili il sito carrefour.fr e la sua app entro sei mesi, con una penale di 500 euro per ogni giorno di ritardo oltre la scadenza. Secondo i giuristi che hanno seguito il caso è una delle prime azioni giudiziarie di questo tipo in Europa nel settore privato, e la prima decisione nota che impone a un e-commerce la piena conformità con una penale giornaliera. Riguarda proprio l’accessibilità per screen reader.

Il 71% non basta

Carrefour aveva difeso il proprio sito sostenendo che un tasso di conformità del 71% per gli utenti ciechi e ipovedenti fosse sufficiente. Il giudice ha respinto l’argomento con una frase che pesa: un sito di e-commerce “non può essere solo un po’ accessibile, deve esserlo totalmente”. Per chi usa uno screen reader la differenza è quotidiana: un modulo di pagamento non etichettato, un pulsante “acquista” che VoiceOver o NVDA non annunciano, un menu a tendina che non si apre da tastiera bastano a bloccare un acquisto che per tutti gli altri dura trenta secondi. Il 29% mancante è esattamente lì.

Chi ha portato Carrefour in tribunale

Il ricorso è stato promosso dalle associazioni apiDV e Droit pluriel, con il supporto del collettivo di giuristi Intérêt à agir. Le basi legali citate sono l’articolo 47 della legge francese dell’11 febbraio 2005 e l’articolo L412-13 del Codice del consumo, norme rafforzate dalla direttiva europea 2019/882, cioè l’European Accessibility Act, che la Francia ha recepito nel 2023 con scadenza al 28 giugno 2025. La decisione trasforma un principio scritto in un obbligo con una sanzione economica quantificata.

Il precedente di Lille, e perché non tutte le cause vanno uguali

Un mese prima, il 5 maggio 2026, il tribunale di Lille aveva rigettato un’azione analoga contro la filiale e-commerce di Auchan: pur riconoscendo che il sito non era accessibile, ha ritenuto la società non soggetta all’obbligo perché il fatturato resta sotto i 250 milioni, la soglia prevista dalla legge francese del 2005 per le imprese private. Le associazioni hanno impugnato la decisione davanti alla Corte d’appello di Douai, contestando una lettura che ignora il regime del Codice del consumo nato dall’EAA, che esenta solo le microimprese sotto i 2 milioni di fatturato. I due casi mostrano che l’esito dipende anche da quali soggetti rientrano nella normativa e con quali soglie, un dettaglio che in Italia sarà altrettanto decisivo quando arriveranno i primi contenziosi.

Cosa dice all’Italia

La decisione di Caen è il contraltare europeo a una situazione italiana in cui, a un anno dall’entrata in vigore dell’EAA, le sanzioni non si sono ancora viste. Il quadro normativo esiste anche da noi, con il decreto legislativo 82/2022 e le linee guida AgID, ma manca il passaggio che in Francia ha fatto la differenza: un giudice che fissa una penale giornaliera e un termine. Per un consumatore cieco italiano che non riesce a completare un ordine online, il caso Carrefour è la dimostrazione che la strada del tribunale può funzionare, e che l’asticella fissata dal giudice è il 100%.