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Be My Eyes sbarca sugli smartphone Huawei in Cina, chiude un buco lungo sette anni

Il 15 giugno 2026 Be My Eyes ha annunciato di essere disponibile per la prima volta su HarmonyOS, il sistema operativo proprietario di Huawei in Cina. Dal 2019, dopo il ban americano, i flagship Huawei sono venduti senza…

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Illustrazione editoriale a tema: Be My Eyes sbarca sugli smartphone Huawei in Cina, chiude un buco lungo sette anni

Il 15 giugno 2026 Be My Eyes ha annunciato di essere disponibile per la prima volta su HarmonyOS, il sistema operativo proprietario di Huawei lanciato in Cina. È un passaggio che chiude un buco di accessibilità lungo sette anni. Dal 2019, da quando l’amministrazione statunitense ha inserito Huawei nella Entity List, i flagship del produttore cinese sono venduti senza Google Play, e con essi senza Be My Eyes. Per i diciassette milioni di persone cieche e ipovedenti cinesi che usano un Huawei recente, fino al 15 giugno scorso, l’app più diffusa al mondo di videochiamata con volontari vedenti era irraggiungibile.

Cosa è disponibile oggi su HarmonyOS

L’app Be My Eyes per HarmonyOS arriva in versione 1.0 sull’AppGallery, lo store di Huawei equivalente al Play Store di Google. La funzione disponibile al lancio è la videochiamata con un volontario vedente, che identifica un prodotto, legge un’etichetta, descrive una scena. È la funzione storica di Be My Eyes, attiva sull’app dal 2015. Be My AI, ovvero il modulo che usa GPT per descrivere immagini caricate dall’utente senza coinvolgere un volontario, non è inclusa nella release iniziale e arriverà in versioni successive. Anche Be My Eyes Workplace, la versione enterprise per aziende, non è citata fra le funzioni disponibili in questa prima versione.

Mike Buckley, CEO di Be My Eyes, ha commentato l’arrivo dell’app su HarmonyOS con una frase che merita di essere riportata: “L’accessibilità non dovrebbe dipendere dal telefono che uno possiede”. È una posizione che la comunità della disabilità visiva difende da anni, e che la storia degli ultimi quindici anni di telefonia mobile ha spesso contraddetto. La compatibilità con le piattaforme di accessibilità è cresciuta dove c’era interesse economico, ed è restata indietro dove non c’era.

Il caso Huawei e il ban americano

Per capire la portata della notizia serve un passo indietro. Nel maggio 2019 l’amministrazione Trump ha inserito Huawei nella Entity List, l’elenco delle entità con cui le aziende americane non possono fare affari senza autorizzazione specifica. Da quel momento Google non ha più potuto certificare Huawei per i propri servizi mobile (Google Play, Maps, YouTube, Gmail), e gli smartphone Huawei prodotti dopo l’autunno 2019, dal Mate 30 in poi, sono usciti senza app Google preinstallate e senza accesso al Play Store. Huawei ha continuato a vendere in Cina e in alcuni mercati emergenti.

Nel 2024 Huawei ha lanciato HarmonyOS NEXT, una versione del proprio sistema operativo che ha rotto definitivamente con la compatibilità Android: kernel proprietario, app native HarmonyOS, app store proprio. Distribuzione, finora, esclusivamente in Cina. La quota di mercato cinese di HarmonyOS ha superato iOS dal 2024, attestandosi attorno al venti per cento del mercato locale. Per Be My Eyes, entrare su questo sistema operativo significava entrare in un mercato di cento milioni di smartphone attivi che le erano sostanzialmente preclusi.

I numeri della community Be My Eyes in Cina

Il dato che la stessa Be My Eyes mette in primo piano è quello degli utenti potenziali. Le stime sui ciechi e ipovedenti cinesi parlano di circa diciassette milioni di persone, una delle popolazioni più grandi al mondo per dimensione assoluta. La community dei volontari vedenti di Be My Eyes in Cina contava prima del lancio circa un milione e seicentomila persone. A livello globale, Be My Eyes nel marzo 2026 ha annunciato il superamento del milione di utenti ciechi o ipovedenti e dei dieci milioni di volontari distribuiti in oltre centocinquanta paesi e duecento lingue.

Cosa significa per il pubblico italiano

Per il pubblico italiano la notizia non ha effetti diretti immediati. Huawei in Italia oggi vende quote residuali di smartphone, in larga parte modelli precedenti al ban, e i flagship post-2019 sono limitati a utenti che li hanno scelti consapevolmente accettando l’assenza dei servizi Google. Inoltre HarmonyOS NEXT è distribuito solo in Cina: i Huawei venduti in Italia usano EMUI, una versione fork di Android senza Google. Gli italiani con Mate 50 o P60, ad esempio, restano comunque senza Play Store e senza Be My Eyes nella versione Android.

Resta, per chi non vede in Italia, il segnale di principio. Una grande app di accessibilità ha scelto di lavorare con un produttore di smartphone fuori dall’ecosistema americano per portare il proprio servizio a milioni di utenti che ne erano esclusi. È un caso che vale per le politiche di accessibilità delle altre app: i lettori di Tecnoaccess italiani che hanno utilizzato Aira, Seeing AI, Envision, OOrion in vari momenti potrebbero pretendere lo stesso tipo di attenzione alle piattaforme minoritarie da parte degli altri sviluppatori del settore.

Una breve storia di Be My Eyes

Be My Eyes è stata fondata nel 2015 in Danimarca da Hans Jørgen Wiberg, artigiano danese con retinite pigmentosa che cercava un modo strutturato per chiedere aiuto a vedenti volontari quando ne aveva bisogno. L’app è gratuita per gli utenti non vedenti, ed è sostenuta economicamente da Be My Eyes Workplace, la versione enterprise venduta alle aziende per offrire ai propri clienti non vedenti un canale di assistenza. La sede è Copenhagen, con un secondo polo a San Francisco. Mike Buckley è CEO dal 2022. Nel settembre 2023 l’azienda ha lanciato Be My AI, integrando GPT-4 di OpenAI nel proprio prodotto. È stato uno dei primi casi al mondo di uso commerciale di un modello di AI generativa per descrizione di immagini in chiave assistiva.