iOS e macOS

Apple si è lasciata scappare gli AirPods con due fotocamere, e proprio quel modello è stato cancellato

Nella release candidate di macOS Tahoe 26.7 sono finiti un promo interno e un framework nascosto che descrivono due sensori fotografici sincronizzati, uno per auricolare, e una cattura periodica avviata dagli auricolari stessi. Il codice identifica il B790,…

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Illustrazione editoriale a tema: Apple si è lasciata scappare gli AirPods con due fotocamere, e proprio quel modello è stato cancellato

Il 17 agosto 2026 Aaron Perris di MacRumors ha trovato un video nella release candidate di macOS Tahoe 26.7. Tredici secondi: un uomo con gli AirPods solleva un libro davanti alla fotocamera e chiede a Siri di ricordarlo. Il filmato si ferma lì: non mostra la risposta né il titolo. Il promo interno promette che «con Visual Intelligence il tuo mondo diventa salvabile». Macworld ha ripreso lo stesso giorno, AppleInsider, Engadget e TechCrunch il giorno dopo.

Il 21 agosto MacRumors ha riportato che un utente dei forum, Mactracker, aveva trovato nel pacchetto il framework nascosto AccessorySensorManager (AccessorySensorMgrd per 9to5Mac). Il software chiama gli auricolari B790, il modello che Apple, stando a Bloomberg, ha tolto dai piani: i reperti mostrano come le fotocamere «potrebbero funzionare», avverte MacRumors, non il prodotto finale.

Due sensori, uno per auricolare

Il codice descrive due sensori che restituiscono immagini fisse RGB sincronizzate, con lo stesso identificativo di fotogramma. Nella modalità che MacRumors ritiene richiamata via Siri, ogni sensore cattura 640×640 pixel e l’uscita elaborata è 1024×1024, poco più di un megapixel; il codice corregge la distorsione, calibra le fotocamere fra loro e con i sensori di movimento, scarta le immagini mosse o ostruite.

Due punti di vista calibrati sono la premessa per ricavare la distanza per via geometrica, ma i sensori starebbero sui lati opposti della testa: se i campi visivi si sovrappongano il codice non lo dice, né cosa Apple ne faccia. Il rilevamento delle persone avviene sull’auricolare, e a cosa serva non è scritto: l’omonima funzione della Lente d’ingrandimento è un’altra cosa.

La modalità passiva

La seconda modalità scende a 320×320 per sensore, uscita 320×320 o 512×512. Il codice la chiama «consapevolezza ambientale» in sottofondo, e l’avviano gli auricolari: parlato vicino, cambi dei suoni, della postura e dell’orientamento della testa, uscita da un’area definita, con catture periodiche, senza video. Una cattura innescata dalle voci di chi sta intorno riprende chi non ha acconsentito, e il sospetto lo raccoglie chi porta il dispositivo, come con Google Glass.

Il codice contiene istruzioni per accendere un indicatore hardware e regolarne la luminosità da remoto, il che fa supporre una spia su ogni auricolare; secondo Mark Gurman si accende quando i dati visivi vanno al cloud. Informa chi guarda da fuori, e per chi lo indossa non risulta nessuna notifica sonora o aptica. Le immagini alimentano soltanto Visual Intelligence, non l’app Foto, e non sono previsti scatti o video. Degli infrarossi dei rumor precedenti, Ming-Chi Kuo compreso, non c’è traccia, e niente li esclude.

Cosa esiste già

Nei resoconti pubblicati VoiceOver non compare, né la parola accessibilità: le funzioni nominate sono Visual Intelligence e Siri. Sul telefono ci sono Seeing AI, l’app Envision e Be My AI, la descrizione automatica dentro Be My Eyes, nato per la videochiamata con volontari vedenti; su Android c’è Google Lookout, Aira gli interpreti umani.

Gli indossabili esistono da un decennio: OrCam MyEye dal 2015 legge testo, prodotti e volti dalla montatura, le Envision Glasses sono del 2019, sui Ray-Ban Meta descrive a voce Meta AI e, dal 2025, Be My Eyes con «Call a Volunteer»; dall’11 marzo 2026 chiama anche contatti fidati e i servizi clienti di alcune aziende ed è sugli Oakley Meta. Sugli occhiali Be My Eyes porta assistenza umana, non Be My AI.

Il 19 maggio 2026 Apple ha annunciato che con VoiceOver il tasto Azione servirà a fare «una domanda su quello che c’è nel mirino della fotocamera», con domande successive: il comunicato la dà «entro la fine dell’anno», ad agosto non è pubblica. La funzione conversazionale è Visual Intelligence, su iPhone 16 sul Controllo fotocamera.

Steven Aquino, giornalista disabile che scrive di accessibilità dalla propria esperienza, su Curb Cuts scrive che gli auricolari «potrebbero essere un surrogato effettivo degli occhiali smart» e che «è facile immaginare gli auricolari che segnalano a una persona cieca o ipovedente una porta, o il cartone del latte nel frigorifero»; dell’iPhone dice che «bisogna tenerlo in mano e puntarlo nella direzione giusta». Porte e cartone del latte li fanno già la Lente d’ingrandimento dal 2022 e Seeing AI coi codici a barre: cambierebbe il gesto.

Le date, secondo Bloomberg

Il 19 agosto 2026 Mark Gurman ha scritto che nel 2026 non uscirà nessun modello con fotocamere. Il più vicino al lancio era il B790, versione degli AirPods Pro 3: sulla tabella di marcia 2026 «fino a poco tempo fa», ora fuori dai piani. Resta il B798, la generazione successiva, indicata per il 2027. Gurman lo attribuisce a catena di fornitura e software, a giugno ai ritardi della nuova Siri basata su AI. Apple non ha commentato il leak.

Quello che il codice non dice

Nei resoconti non risulta un innesco alternativo alla voce, né tattile né da tasto: un limite di accesso per chi non parla a Siri o non sente la risposta.

Un ausilio che occupa entrambe le orecchie parte con un debito: l’orientamento e mobilità lavora sull’udito, e la Trasparenza degli AirPods Pro ripassa i suoni esterni per i microfoni, cosa diversa dall’orecchio libero. Il telefono servirebbe comunque: Siri e il cloud passano dall’iPhone, che resterebbe in tasca. Il puntamento passerebbe dalla mano alla testa, e che sbagli lo prevede il codice, che scarta i fotogrammi ostruiti.

Un titolo di copertina è testo grande e ad alto contrasto a distanza controllata, alla portata del megapixel scarso della modalità attiva; su una posologia o una scadenza il codice non promette niente.

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