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Al Mittelfest la danza «Otto archi_otto corpi» con audiodescrizione per chi non vede

A Cividale del Friuli una prima assoluta di danza contemporanea descritta dal vivo per le persone cieche e ipovedenti.

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Illustrazione editoriale a tema: Al Mittelfest la danza «Otto archi_otto corpi» con audiodescrizione per chi non vede

La danza è forse la forma d’arte più difficile da raccontare a chi non vede: corpi che si muovono nello spazio, senza parole, con un senso affidato quasi solo agli occhi. Al Mittelfest di Cividale del Friuli, domenica 26 luglio, uno spettacolo di danza contemporanea è andato in scena con l’audiodescrizione dal vivo per le persone cieche e ipovedenti. Si intitola «8. Otto archi_otto corpi», e la prima assoluta si è tenuta alle 19:30 nella Chiesa di San Francesco.

Lo spettacolo

La produzione è della compagnia Arearea, con l’ideazione di Roberto Cocconi. In scena otto danzatori insieme all’Ensemble di violoncelli della Fondazione Luigi Bon, coordinato da Anna Molaro, su musiche di Michael Gordon. Cinquantatré minuti in cui il numero otto struttura sia il suono, con gli otto archi, sia il movimento, con gli otto corpi. Un lavoro nato per essere guardato, che per una sera ha trovato il modo di aprirsi anche a chi guarda con l’udito.

Come funziona l’audiodescrizione

L’audiodescrizione per le persone cieche e ipovedenti era disponibile su richiesta, da segnalare al momento dell’acquisto del biglietto. È una voce che, in cuffia e in tempo reale, riempie i vuoti che la scena lascia a chi non vede: descrive le posizioni dei danzatori, i gesti, i cambi di luce, i movimenti che la musica da sola non basta a restituire. Nel silenzio tra una frase e l’altra passa la coreografia, senza coprire i violoncelli.

Per un lavoro di danza il compito è più arduo che per la prosa o l’opera. Mancano le battute a cui agganciarsi, e il descrittore deve scegliere cosa dire e cosa lasciare al suono, con tempi stretti. Quando riesce, lo spettatore cieco segue la scena oltre alla musica: capisce chi si muove e dove.

L’audiodescrizione dal vivo in Italia

Al cinema l’audiodescrizione viaggia ormai da anni su tracce registrate, che lo spettatore cieco ascolta in cuffia tramite app dedicate mentre il film scorre. A teatro e nelle arti dal vivo il meccanismo cambia: la descrizione va costruita sullo spettacolo e, quando è dal vivo, affidata a un descrittore che lavora in tempo reale, replica dopo replica. Richiede preparazione, prove e una figura professionale ancora poco diffusa.

Per questo la danza resta il fronte più scoperto. L’opera lirica ha visto crescere i progetti di audiodescrizione e percorsi tattili, il teatro di prosa un po’ meno, la danza contemporanea quasi per niente. Un festival che sceglie di descrivere una prima assoluta muove un tassello in un’area dove le occasioni si contano sulle dita.

Il festival e il contesto

Lo spettacolo è firmato dalla compagnia Arearea e dalla Fondazione Luigi Bon, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Friuli Venezia Giulia. Si inserisce nella giornata conclusiva del Mittelfest, il festival di Cividale che intreccia teatro, musica e danza dell’area mitteleuropea.

Il segnale che interessa chi non vede è la scelta di portare l’accessibilità dentro un titolo di danza contemporanea, il terreno dove di solito si arriva per ultimi. Una prima assoluta pensata anche per il pubblico cieco porta nell’ascolto una forma d’arte che di solito resta tutta affidata agli occhi.