Diritti digitali

AGID, il nuovo regolamento sull’accessibilità: come segnalare e quali sanzioni

AGID ha pubblicato il 23 maggio 2026 in Gazzetta Ufficiale il nuovo regolamento sull'accertamento delle violazioni e sull'applicazione delle sanzioni in materia di accessibilità digitale. La determinazione 84/2026 unifica Legge Stanca e European Accessibility Act. Per chi non…

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Illustrazione editoriale a tema: AGID, il nuovo regolamento sull’accessibilità: come segnalare e quali sanzioni

AGID ha pubblicato il 23 maggio 2026 in Gazzetta Ufficiale il nuovo regolamento sull’accertamento delle violazioni e sull’applicazione delle sanzioni in materia di accessibilità digitale. La determinazione 84 del 16 maggio mette in un solo testo la Legge Stanca e l’European Accessibility Act. Per chi non vede ci sono strumenti chiari per segnalare un sito o un’app inaccessibile, e le sanzioni adesso possono arrivare al 5 per cento del fatturato per le grandi aziende private.

Cosa cambia rispetto a prima

Fino a oggi in Italia l’accessibilità digitale poggiava su due testi che vivevano in parallelo. La Legge Stanca del 2004, estesa al settore privato dalla legge 120 del 2020, obbligava pubblica amministrazione e grandi aziende a rispettare i requisiti tecnici, ma aveva un apparato sanzionatorio debole, raramente applicato. Il decreto legislativo 82 del 2022, recepimento italiano dell’European Accessibility Act, copriva e-commerce, banche, trasporti, audiovisivi, e-book, e prevedeva sanzioni, ma rinviava a un regolamento attuativo.

La determinazione 84 del 2026 quel regolamento lo è. Unifica le procedure di accertamento e sanzione per i due regimi, abroga la determinazione AGID 357 del 2019 e quella 355 del 2022 (la prima sulle modalità di verifica, la seconda sui compiti del Difensore civico digitale), e definisce un percorso unico dalla segnalazione alla multa.

A chi si applica

I destinatari sono di diversi tipi. Tutta la pubblica amministrazione, per i propri siti web e le app mobili. I privati con un fatturato medio triennale superiore a 500 milioni di euro, sotto il regime della Legge Stanca. Poi gli operatori coperti dallo European Accessibility Act: e-commerce, banche e servizi finanziari, comunicazioni elettroniche, trasporto passeggeri aereo, su gomma, su rotaia e marittimo, e-book, media audiovisivi. Sono escluse le microimprese con meno di dieci dipendenti e fatturato sotto i due milioni di euro.

Come segnalare un sito o un’app inaccessibile

Per chi usa uno screen reader come VoiceOver, NVDA, JAWS o TalkBack e incontra ogni giorno barriere sui servizi digitali, il nuovo regolamento mette in mano tre strumenti precisi. Il primo è il modulo di segnalazione nella dichiarazione di accessibilità che ogni soggetto obbligato deve pubblicare sul proprio sito o app. È quel link “accessibilità” che si trova di solito in fondo alla pagina. Il soggetto ha trenta giorni per rispondere.

Se la risposta non arriva o non è soddisfacente, si attiva il secondo strumento, il Difensore civico per il digitale, ufficio interno ad AGID che valuta il caso. Il terzo strumento è una piattaforma online dedicata di AGID, segnalazioni.agid.gov.it, che raccoglie le segnalazioni dei cittadini e le instrada nel percorso istruttorio. Le tre strade si combinano: il modulo del soggetto obbligato è il primo passo, il Difensore civico la via di reclamo, la piattaforma AGID il canale diretto verso l’autorità.

In pratica, se l’home banking della propria banca ha pulsanti senza etichetta letti come “non rilevato” dallo screen reader, se l’app delle Poste o di un servizio della PA non è navigabile con TalkBack, se il sito di un grande e-commerce manda lo screen reader in loop, da oggi c’è un percorso strutturato per protestare con strumenti che lasciano traccia, e non solo con email lasciate cadere nel vuoto.

Le sanzioni adesso hanno un peso

Sotto il regime della Legge Stanca, per i privati grandi con fatturato sopra i 500 milioni di euro, le sanzioni per violazioni gravi possono arrivare fino al 5 per cento del fatturato medio triennale. Sotto il regime dell’European Accessibility Act, per PMI e altri operatori, la forbice è fra alcune migliaia e 40 mila euro per singola violazione, con un’ulteriore sanzione fino a 30 mila euro per chi ignora la diffida di adeguamento. Misure amministrative accessorie come il blocco del sito o la rimozione dell’app dagli store sono previste nei casi più gravi.

L’iter è graduale e non punitivo come prima reazione. Prima c’è una fase istruttoria con valutazione delle segnalazioni e dei monitoraggi a campione. Poi una richiesta di chiarimenti e di adeguamento con tempi ragionevoli. Solo se l’inerzia continua scatta la contestazione formale, la diffida, infine la sanzione, con una decisione finale del Direttore generale di AGID. Il regolamento parla di un tempo procedimentale indicativo di novanta giorni.

Cosa significa nei prossimi mesi

L’EAA è applicabile in Italia dal 28 giugno 2025 con un transitorio fino al 28 giugno 2030 per i servizi già sul mercato. Il regolamento sanzionatorio mancava: ora c’è. Agli Accessibility Days del 21 e 22 maggio scorsi il direttore generale di AGID ha parlato del 2026 come dell’anno in cui partiranno effettivamente i controlli. Le imprese che hanno tenuto l’accessibilità in lista d’attesa sperando in una grazia normativa hanno ora un orologio che misura il tempo, non solo un richiamo morale.

Per chi non vede il messaggio è chiaro. Le barriere digitali, fino a ieri vissute come problema personale da arrangiarsi, diventano irregolarità segnalabili con effetti potenziali sul soggetto inadempiente. Conviene tenere a portata di mano i tre indirizzi: il link “accessibilità” del sito o dell’app, il Difensore civico per il digitale di AGID, e segnalazioni.agid.gov.it. Una segnalazione singola può sembrare poca cosa. Migliaia di segnalazioni che lasciano traccia, no.