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A Grand Rapids l’aeroporto guida i passeggeri ciechi al gate con GoodMaps

L'aeroporto Gerald R. Ford del Michigan ha attivato GoodMaps, la navigazione al chiuso che porta i viaggiatori ciechi al gate con indicazioni vocali passo passo.

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A Grand Rapids l'aeroporto guida i passeggeri ciechi al gate con GoodMaps

Chi non vede lo sa: un aeroporto è uno dei posti più ostili in cui muoversi da soli. Cartelli sospesi, gate che cambiano, corridoi lunghi e identici, annunci che si perdono nel rumore. All’aeroporto internazionale Gerald R. Ford di Grand Rapids, nel Michigan, da questo mese c’è un aiuto in più. Lo scalo ha attivato GoodMaps, un sistema di navigazione al chiuso che guida passo dopo passo i viaggiatori ciechi e ipovedenti direttamente dal loro telefono.

Il funzionamento parte da un’app gratuita da scaricare sullo smartphone. Una volta dentro il terminal, l’app dà indicazioni vocali passo passo verso il gate, il banco del check-in, i bagni, l’uscita. La stessa piattaforma serve anche i passeggeri sordi con indicazioni testuali e chi ha difficoltà motorie con percorsi senza scale, ma per chi non vede il valore sta tutto nella guida audio a voce, che sostituisce i cartelli che non può leggere.

Come si orienta chi non vede dentro un terminal

Il GPS del telefono, quello che funziona in strada, dentro un edificio smette di essere affidabile: il segnale satellitare rimbalza sulle pareti e l’errore diventa di decine di metri, inutile per capire a quale gate stai arrivando. GoodMaps aggira il problema con un posizionamento basato sulla fotocamera del telefono e su mappe dettagliate dell’edificio, così da restituire una posizione molto più precisa, sufficiente per distinguere un corridoio dall’altro.

Le indicazioni arrivano in oltre 27 lingue, lette dal dispositivo dell’utente, quindi compatibili con lo screen reader che la persona già usa ogni giorno. C’è anche una funzione legata al centro operativo dello scalo per le emergenze, che indica i percorsi di uscita quando serve. Per un viaggiatore cieco significa poter arrivare al gate senza dover fermare qualcuno a ogni bivio.

Perché un aeroporto sceglie di provarci

Il Gerald R. Ford ha inserito GoodMaps in un suo programma interno di sperimentazione tecnologica, chiamato FLITE, con cui lo scalo mette alla prova soluzioni nuove nelle condizioni reali di un aeroporto in funzione. Tory Richardson, a capo dell’autorità aeroportuale, ha spiegato che l’obiettivo è offrire un supporto agli ospiti che possono aver bisogno di un aiuto in più per semplificare il viaggio.

Theresa Reno-Weber, amministratrice delegata di GoodMaps, ha messo l’accento sul metodo: uno scalo che usa test dal vivo per esplorare il futuro della comunicazione accessibile e dell’orientamento. La formula del test sul campo conta, perché un conto è una demo in laboratorio, un altro è far funzionare la navigazione tra migliaia di persone in movimento, con la luce che cambia e i banchi che si spostano.

Un tassello in un problema più grande

Gli aeroporti restano uno dei nodi peggiori per l’autonomia di chi non vede. Molti viaggiatori ciechi raccontano di dipendere dall’assistenza speciale, che a volte arriva in ritardo o non arriva affatto, e di sentirsi trattati come pacchi da spostare invece che come persone che sanno dove vogliono andare. Una navigazione che parla dritto nelle cuffie sposta un pezzo di controllo dalle mani del personale a quelle del passeggero.

Il sistema di Grand Rapids si aggiunge a un filone che in Italia e all’estero sta muovendo i primi passi con approcci diversi, dai tag di riconoscimento ai servizi di interpretariato visivo a distanza. GoodMaps punta invece sull’orientamento al chiuso senza dover installare sensori fisici in giro per l’edificio, cosa che rende più semplice, almeno sulla carta, portare la tecnologia da uno scalo all’altro. Resta da vedere quante compagnie e quanti aeroporti seguiranno, e se la precisione reggerà nei terminal più grandi e affollati.

Per ora chi passa da Grand Rapids con un volo può scaricare l’app e provarla. Il consiglio, come per ogni strumento di mobilità, è di prenderci confidenza prima, magari con la mappa di un ambiente conosciuto, così da capire come suonano le indicazioni prima di affidarcisi in un posto nuovo e sotto la pressione di un volo da prendere.