WCAG 3.0, lo standard di nuova generazione per l’accessibilità web, ha ricevuto un nuovo working draft a marzo 2026 con 174 requisiti. Il W3C non lo ha ancora portato a Candidate Recommendation, prevista per il quarto trimestre 2027. La versione 2.2 resta lo standard legalmente riconosciuto in Italia e nell’Unione europea. Per chi non vede, è utile capire dove stanno andando i requisiti per le tecnologie assistive del futuro.
Da WCAG 2.0 a WCAG 3.0, una transizione lunga
Le Web Content Accessibility Guidelines sono lo standard internazionale W3C per rendere accessibili i contenuti web. WCAG 1.0 risale al 1999, WCAG 2.0 del 2008 ha definito il modello pass/fail con criteri di successo numerati e classificati per livello A, AA, AAA. Versione 2.1 del 2018 ha aggiunto requisiti specifici per dispositivi mobile e disabilità cognitive. Versione 2.2, attuale standard di riferimento, è del 2023.
WCAG 3.0 è in lavorazione dal 2021 con cambi sostanziali nell’architettura. Abbandono del modello pass/fail rigido a favore di un sistema a punteggi multipli. Nuova terminologia: i “criteri di successo” diventano “outcomes” che a loro volta sono stati rinominati “requirements” nel draft di marzo 2026. Estensione del perimetro oltre il web pure: include app native, documenti, contenuti multimediali, hardware.
Il nuovo Working Draft del 3 marzo 2026 contiene 174 requisiti distribuiti su dodici categorie funzionali (Images & Media, Navigation, Forms, Policy & Protection, e altre) che sostituiscono i quattro principi POUR (Perceivable, Operable, Understandable, Robust) delle WCAG 2. Ogni requisito ha una struttura modulare con metodi di test multipli e tre livelli di conformità Bronze, Silver, Gold, dove Bronze è grossomodo equivalente all’attuale WCAG 2.2 livello AA.
Cosa cambia per chi non vede
Tre cambi sostanziali interessano direttamente chi usa screen reader e tecnologie assistive visive. Primo, l’introduzione di test “task-based” che misurano se un utente reale con uno screen reader riesce a completare un compito (acquisto, login, prenotazione) in tempi confrontabili con un utente vedente. Le WCAG 2.x verificano l’esistenza dei requisiti tecnici (es. label sui pulsanti) ma non l’usabilità complessiva del flusso. WCAG 3.0 misura entrambi.
Secondo, i requisiti specifici per descrizioni AI di immagini, contenuti generati da modelli di linguaggio e contenuti dinamici. Le WCAG 2.x richiedono un alt text statico per ogni immagine. WCAG 3.0 introduce requisiti per descrizioni dinamiche (es. immagini caricate via JavaScript senza alt server-side), per la qualità delle descrizioni AI quando un’app usa un modello multimodale, per la possibilità per l’utente di chiedere descrizioni più dettagliate (la stessa logica di Image Explorer di Apple, di cui abbiamo scritto ieri).
Terzo, l’inclusione esplicita di hardware fisico e interfacce ibride (smart speaker, smart glasses, dispositivi IoT con feedback audio). WCAG 2.x è esplicitamente solo “web content”. WCAG 3.0 include tutto quello che un utente con screen reader può incontrare nella vita digitale, dal sito web all’app, dal documento PDF al thermostato smart, dall’orologio connesso alla console di gioco.
Quando arriva e quando diventa standard legale
Il W3C ha calendario pubblicato. Candidate Recommendation: quarto trimestre 2027. Recommendation finale (versione “ufficiale”): non prima del 2028, realisticamente metà 2028 se non ci sono ritardi. WCAG 2.2 resta lo standard di riferimento per la legislazione europea (Web Accessibility Directive, European Accessibility Act) almeno fino al 2030. L’aggiornamento delle direttive UE che recepiscano WCAG 3.0 richiederà altri due o tre anni dopo la Recommendation finale.
Per chi gestisce un sito o un’app in Italia oggi, lo standard da pretendere e da rispettare resta WCAG 2.2 AA. Le linee guida AgID di marzo 2026 (di cui abbiamo parlato stamattina) lo confermano esplicitamente come riferimento per l’attuazione dell’European Accessibility Act in Italia. WCAG 3.0 è oggetto di lettura e sperimentazione per chi vuole anticipare il futuro, ma non è ancora un obbligo legale.
La community e il dibattito tecnico
WCAG 3.0 non è privo di critiche. Il modello a punteggi multipli (al posto del pass/fail rigido) è considerato da una parte della community più difficile da applicare in audit oggettivi: un sito può ottenere Bronze su un requisito ma fallire un test reale con utenti. Altri operatori segnalano che 174 requisiti sono troppi e producono fatigue, soprattutto in confronto agli 86 success criteria di WCAG 2.2. Il W3C raccoglie commenti pubblici sul Working Draft con scadenze periodiche, indicate sulla pagina del documento.
Sul fronte italiano, IWA Italia (International Webmasters Association) ha tradotto in italiano le versioni 2.0, 2.1 e 2.2 ufficiali W3C e segue il dibattito su WCAG 3.0. Roberto Scano, rappresentante italiano AccessibleEU e invited expert al W3C, è una delle voci più attente al rischio di “greenwashing accessibility” (audit superficiali che producono buoni punteggi senza migliorare l’esperienza reale degli utenti). La calibrazione fra modello a punteggi e affidabilità degli audit è uno dei nodi aperti del processo di adozione.
Per chi non vede, il messaggio operativo del GAAD 2026 sul fronte standard è duplice. Continuare a pretendere il rispetto di WCAG 2.2 AA dai siti e dalle app italiane, perché è lo standard legalmente vincolante. Tenere d’occhio WCAG 3.0 e contribuire alle consultazioni W3C dove possibile, perché quello che si decide oggi nelle riunioni del Working Group sarà la base dell’accessibility digitale italiana fra cinque anni.