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Google Running Guide, l’AI che fa correre chi non vede senza guida

Google DeepMind ha presentato il 20 maggio 2026 il Running Guide agent, un progetto di ricerca che permette a chi non vede di correre in autonomia senza guida umana e senza la linea dipinta a terra del vecchio…

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Illustrazione editoriale a tema: Google Running Guide, l’AI che fa correre chi non vede senza guida

Google DeepMind ha presentato il 20 maggio 2026 il Running Guide agent, un progetto di ricerca che permette a chi non vede di correre in autonomia senza guida umana e senza la linea dipinta a terra che serviva al vecchio Project Guideline. Un telefono Pixel montato sul petto osserva il percorso, l’AI gira offline, il corridore riceve indicazioni con suoni direzionali, avvisi vocali e un’allerta di stop immediato per il pericolo imminente.

Da Project Guideline al Running Guide agent

Nel 2020 Google aveva mostrato Project Guideline, un sistema che permetteva a un corridore cieco di seguire un percorso grazie a una linea dipinta sull’asfalto e alla camera di un telefono che la riconosceva. Funzionava ma aveva un vincolo grosso: serviva la linea fisica, quindi solo piste preparate apposta. Thomas Panek, allora a Guiding Eyes for the Blind, ne fu il volto e corse un percorso di 5 chilometri a Central Park, New York, nel novembre 2020 con quel sistema.

Il Running Guide agent annunciato il 20 maggio 2026 elimina la linea dipinta. Il salto è dal seguire un tracciato preimpostato al ragionamento spaziale in tempo reale: l’AI capisce dove può correre il runner leggendo l’ambiente, non un segnale tracciato a terra. Cambia anche l’hardware e cambia il modello AI sotto. È un sistema diverso, ricostruito da zero.

Come funziona

Il corridore indossa sul petto un telefono Pixel 10 Pro che inquadra il percorso davanti a sé. Un modello di segmentazione gira interamente offline sul chip del Pixel, scelta che azzera la latenza di rete e permette di usarlo dove non c’è copertura. Il ragionamento multimodale, quello che mette insieme immagine e contesto, si appoggia a Gemma 4 E4B, un modello compatto che lavora sul dispositivo senza passare dal cloud.

Il feedback al corridore arriva in più forme. Per restare in traiettoria, suoni a scatto direzionali (un ticchettio che indica da che parte correggere). Per gli ostacoli e le situazioni, avvisi vocali su tre livelli di urgenza: “danger”, “warning”, “notice”. L’utente capisce dal livello quanto deve reagire in fretta. Per il pericolo imminente c’è una allerta di stop immediata, separata dai tre livelli vocali.

Dietro le quinte ci sono tre agenti AI che si dividono il lavoro. Un Planner che pianifica il percorso usando dati di Google Maps e meteo. Un Coach che genera gli avvisi verbali, tenuti volutamente telegrafici per non distrarre. Un Break agent che gestisce le pause. È questa architettura a più agenti che dà il nome “agent” al sistema. Google dichiara anche di sperimentare prototipi di occhiali smart che rimandano le immagini al Pixel, per togliere il telefono dal petto.

Un progetto di ricerca, non un prodotto

Va detto con chiarezza per non creare aspettative sbagliate. Il Running Guide agent è un progetto di ricerca di Google DeepMind, non un’app da scaricare. Non c’è una data di rilascio, non c’è un prezzo, non ci sono paesi di lancio. Lo sviluppo procede in collaborazione con SG Enable, l’agenzia di Singapore per la disabilità e l’inclusione, che mette a disposizione corridori ciechi e ipovedenti per il collaudo sul campo.

Google non ha pubblicato le condizioni in cui il sistema fallisce. Per un sistema che guida una persona che corre, le situazioni critiche sono molte: pioggia, luce radente, percorsi con molta gente, decisioni da prendere in una frazione di secondo. Finché non ci sono dati di collaudo indipendenti, il Running Guide agent va considerato per quello che è: una direzione di ricerca promettente, non uno strumento su cui un corridore italiano possa contare oggi.

Cosa significa per chi non vede in Italia

La corsa in autonomia è uno dei desideri più citati da chi non vede e fa sport. Oggi in Italia chi corre lo fa quasi sempre con una guida vedente legata da un cordino, modello che funziona ma dipende dalla disponibilità di un’altra persona allenata. Le associazioni sportive per non vedenti lamentano spesso una carenza di guide rispetto agli atleti che vorrebbero correre. Un sistema che togliesse il vincolo della guida umana avrebbe un impatto pratico forte.

Il Running Guide agent è una delle strade in esplorazione. Gli occhiali Meta con Be My Eyes e Aira, di cui abbiamo scritto la settimana scorsa, puntano sulla descrizione ambientale generica. WeWALK lavora sul bastone smart. Aira sulla guida umana a distanza. Il progetto DeepMind si concentra invece sul caso specifico della corsa, con guida AI e niente operatore remoto. Sono approcci diversi a un problema reale. Per ora, in Italia, l’opzione praticabile resta la guida vedente. Tecnoaccess seguirà l’evoluzione del progetto e dei suoi test sul campo.